Employer Branding: Al centro della filosofia dell’Employer Branding, la convinzione che l’azienda debba definire e implementare le proprie strategie di marketing e branding per il recruitment e la fidelizzazione della forza lavoro con lo stesso impegno con cui lo fa per il cliente esterno. Due le direttrici principali di questa nuova forma di politica d’immagine aziendale: all’interno minimizzare la conflittualità tra colleghi e massimizzare viceversa il senso di appartenenza all’azienda; all’esterno presentare l’azienda come un brand appetibile e attraente agli occhi della forza lavoro.
Viral Marketing: Il principio del viral marketing si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione. Come un virus, l’idea che può rivelarsi interessante per un utente, viene passata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del “passaparola”, la conoscenza dell’idea.In genere, il termine è riferito agli utenti della rete che, più o meno volontariamente, suggeriscono o raccomandano l’utilizzo di un determinato servizio (per esempio, per la scelta di un indirizzo e-mail). Ultimamente, questa tecnica promozionale si sta diffondendo anche per prodotti non strettamente connessi a internet: veicolo del messaggio resta comunque la comunità in rete, che può comunicare in maniera chiara, veloce e gratuita.
Guerriglia marketing: (dall’inglese Guerrilla Marketing) è una definizione coniata dal pubblicitario statunitense Jay Conrad Levinson nel 1984 nel suo libro omonimo. per indicare una forma di promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso budget ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sulla sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali.
Buzz Marketing: è un’attività svolta da agenzie specializzate che acquistano le opinioni positive dei blogger riguardanti prodotti e servizi delle aziende clienti. Un passaparola indotto, che dovrebbe avere come risultato (nelle intenzioni di chi lo pianifica) la stimolazione di azioni spontanee di viralmarketing, dettate appunto dagli opinion leader che ispirano in noi una fiducia innata.
Visual Merchandising: Insieme di operazioni che collocano il prodotto all’interno del punto di vendita in sintonia con le scelte del format (o strategia commerciale) e che riguardano il sistema espositivo, l’ambientazione, l’illuminazione, la grafica. Più in generale, riguardano l’atmosfera prodotta dagli stimoli sensoriali che il prodotto esposto è in grado di indurre nel cliente per attirarne maggiormente l’attenzione ed aumentare i volumi di vendita.
Naming:è il ramo del marketing che si occupa dello studio della scelta dei nomi dei prodotti, dei servizi e delle aziende. Naming (tradotto “Chiamare” o “nominare”), vuol dire assegnare un nome o una frase ad un determinato oggetto o ad una proprietà. Ogni nome scelto rappresenta un’ immagine ben definita, che racchiude in sé, una storia, un destino e che ha un senso. Per questo motivo la scelta di un nome, che sia di persona, di un servizio pubblico o di un prodotto industriale, è il frutto di un’operazione strategica di marketing che prende in considerazione sia la qualità dell’oggetto da denominare sia il possibile utilizzo nel contesto stabilito. Nella dominazione industriale si deve agire sempre in modo tale da creare un’immagine che sia aderente al prodotto e che si presti ad essere utilizzata facilmente nella campagna pubblicitaria. primati di una campagna pubblicitaria, infatti, passano anche attraverso l’individuazione e l’identificazione di un nome che sia vincente. Tale scelta è una delle principali variabili che definiscono una strategia di marca. Sarà infatti il nome a costruire la storia stessa di un prodotto e della sua azienda e a definirne il posizionamento nel mercato e l’eventuale business. La ricerca del nome deve essere studiata e analizzata, in modo specifico, quando ci si trova in presenza di aziende multinazionali o con una serie di prodotti e servizi venduti in diversi mercati geografici. Indipendentemente dalla lingua, il nome dovrà essere quindi di facile pronuncia e di chiaro significato, così da non generare equivoci e rispettare caratteristiche sociali e culturali del luogo di vendita.






