Internet sta al turismo come lo zucchero ai dolci: non se ne può fare a meno. Dalla piccola struttura ricettiva al grande portale di promozione turistica, gli investimenti nel marketing online sono caratterizzati da un altro rientro. Ma quali sono i servizi su cui puntare e su cui focalizzare gli investimenti e i budget (a dire il vero ancora troppo contenuti nel mercato italiano)? Voglio dare risposta a questa domanda rifacendomi ad una recente ricerca di Forbes pubblicata in abstract su eMarketer. Anche se la risposta può variare leggermente a seconda delle dimensioni del budget pubblicitario, la ricerca ci dice che gli investimenti nel marketing online dovrebbero iniziare con il search engine marketing (SEM), in particolare con il posizionamento nei risultati organici dei motori di ricerca (SEO), Google in primis. Il 48% dei marketer ha affermato che l’ottimizzazione dei motori di ricerca (SEO) è stato il miglior metodo per generare conversioni online. Nel SEM sono stati investiti con successo più della metà dei budget di marketing con più di 1 milione di dollari.
Le altre attività di marketing online ad alta resa, soprattutto per le aziende più piccole, sono stati email marketing e newsletter, seguiti dal pay per click (soprattutto annunci sponsorizzati AdWords su Google). In ogni caso, sia che si tratti di grandi che di piccole imprese, l’attività SEO è stata considerata l’attività più efficace per costruire e affermare il brand, che nel turismo significa associare immediatamente il nome di un portale, una struttura o un tour operator quale risposta alle esigenze di vacanze e viaggio. Questo accade perché quando un utente digita una parola chiave nei motori di ricerca si aspetta giustamente di trovare nei primi posti dei risultati organici (o naturali che dir si voglia) le aziende migliori, che con più naturalezza osserverà e ricorderà (in modo più efficacie rispetti ai risultati tramite annunci sponsorizzati).
In ogni caso una cosa è certa: le esigenze dei turisti passano ogni giorno di più per le parole chiave e Google è sempre più il principale strumento “indicizzatore di risposte” (tramite i link) per risolvere tali esigenze. Farsi trovare nella prima o seconda pagina dei risultati di ricerca quando un utente cerca informazioni è però un’attività complessa, difficoltosa che si basa su regole non scritte e che pochi conoscono in profondità. E sono veramente poche infatti le aziende SEO italiane specializzate nell’offrire professionalmente tali servizi e che riescono a svolgere ed erogare con risultati tangibili ed importanti attività di posizionamento nei motori di ricerca anche in settori ad altissima competitività come quello del turismo. Tra i clienti dello Studio Cappello ad esempio, come nella riviera romagnola, vi sono portali che grazie agli investimento nell’attività SEO oggi riescono ad ottenere alta visibilità ed un alto numero di contatti senza dover investire in campagne AdWords o di web promotion cui sono costretti invece i loro concorrenti (a parte qualcuno che per la maggior parte dei casi è comunque un cliente dello Studio). L’esperienza realizzata e l’analisi degli accessi degli utenti sui portali di tali clienti hanno dimostrato quanto strategica e fondamentale sia l’attività SEO che spesso da sola permette a singole strutture o interi portali di giustificare tutti i budget di investimento nel marketing disponibile dalle aziende. Il rapporto costi benefici negli investimenti nell’attività SEO, misurati nell’arco di almeno 3 anni, è infatti di 1 a 5 e anche più. Chi ha speso ad esempio 20.000 Euro nel SEO ha ottenuto un numero tali di accessi qualificati che avrebbe potuto ottenere spendendo migliaia di euro in più in attività pay per click, o investendo maggiormente in email marketing o altre attività di promozione online. Con un’altra importante aggiunta: l’attività SEO continua a portare accessi anche negli anni successivi e anche quando il cliente non ha più budget da spendere in promozione!
Realizzare strategie di web Marketing non e’ facile, ma vale la pena tentare, attenzione però alle facili illusioni.
Diciamolo subito, il web marketing funziona, e’ redditizio e a volte anche divertente, ma e’ necessario soffermarsi su alcuni aspetti fondamentali per evitare di cadere in investimenti errati o azioni fuori misura. Occorre tener presente che le “regole generali del gioco” sul web non sono diverse dal mercato tradizionale, fatta eccezione che per due importanti fattori: 1) L’approccio. Grazie al web si e’ scoperto che e’ molto più efficace presentare un prodotto/servizio a diecimila clienti davvero interessati, che a dieci milioni di persone che invece pensano a tutt’altro. 2) Gli investimenti. Sono molto più contenuti rispetto a campagne tradizionali, sul web con poche migliaia di euro e’ possibile creare un tormentone e avviare una strategia marketing molto redditizia ed efficace. Allora in che cosa il web marketing resta uguale al mercato tradizionale? – La sostanza. Si sente spesso di gruppi su Facebook composti da migliaia di utenti, video su YouTube visionati milioni di volte, portali con innumerevoli accessi, ma… senza una vera sostanza alla base, si e’ solo perso tempo. Tutti questi numeri non valgono nulla se non fanno parte di una strategia precisa volta a “spingere” un vero prodotto, un vero servizio o un’azione di cross selling. Il web marketing e’ un mezzo per raggiungere un obiettivo ed a patto che lo scopo non sia esclusivamente “avere grandi numeri”, e’ prudente non farsi coinvolgere in una spasmodica ricerca di utenti fine a se stessa. – Know-how. A tutt’oggi “dinosauresche dirigenze” sono convinte che anche su internet occorrano investimenti milionari per ottenere risultati tangibili. Al contrario, la nuova scuola, gestita da “menti giovani”, sta dimostrando che investimenti oculati e del tutto monitorabili sono la giusta strategia per imporsi e scalare le vette del mondo online. Conoscenza e sostanza, nulla di nuovo insomma, ma con la novità che nel world wide web approcci ed investimenti sono alla portata di ogni mente brillante senza essere dei giganti multinazionali. Prepariamoci quindi a vedere sempre più Davide che sconfiggeranno Golia.
140 caratteri sono sufficienti per far sapere al mondo cosa sta succedendo a Teheran eludendo la censura.140 caratteri è la lunghezza massima di un messaggio pubblicabile sul social network Twitter.
Dall’inglese “To Tweet= cinguettare” il nome di questo sito contiene tutte le sue regole di comunicazione: messaggi brevi, coincisi e frequenti simili a quelli che siamo soliti inserire nella sezione “a cosa stai pensando?” di Facebook.
Ti registri, hai una tua pagina personale e di tanto in tanto rendi partecipi coloro che fanno parte del tuo network su quello che stai facendo/pensando in un determinato momento.
Una comunicazione breve ma efficace che si sta rivelando determinante in questo momento per coloro che hanno deciso di insorgere contro il regime di Ahmadinejad. E’ lo strumento giusto per dare al mondo notizia di quanto accade realmente e di stabilire luoghi e appuntamenti per gli incontri e i concentramenti per i manifestanti. Nei giorni clou della protesta i messaggi pubblicati su Twitter hanno raggiunto livelli difficilmente toccati in precedenza.
Espulsi i giornalisti stranieri ed estromessa completamente qualunque forma di informazione non “ufficiale” la rete e i contributi personali, quelli rubati coi cellulari e messi in rete, i blog privati (quelli non censurati) e i social network sono l’unico modo per sapere cosa succede a Teheran. Sono anche il modo più vero. E proprio nell’ottica della condivisione che sta alla base dei socialnetwork ciò che di meglio possiamo fare noi è condividere all’infinito questi contenuti e contribuire alla loro diffusione, fungere da ripetitori di messaggi che altrimenti non arriverebbero al mondo.
Contribuire ad indebolire l’autorevolezzare l’immagine di questo regime.
In più occasioni in questo blog mi sono trovato a condividere qualche riflessione sui temi della comunicazione politica.
Questa mia riflessione nasce a proposito degli avvenimenti (più o meno raccontati) che negli ultimi giorni hanno coinvolto alcuni nostri politici.
E’ noto una che delle principali regole della buona comunicazione è la capacità di scegliere di cosa si debba parlare, a cosa si debba accennare e di cosa non si debba assolutamente parlare. Analizzando gli argomenti tirati in ballo durante le due ultime campagne elettorali credo, forse in maniera un po’ troppo maliziosa, che tutta questa polvere di stelle, di subrette, di aerei, di feste, serate e balocchi abbia avuto una grande funzione in termini di comunicazione politica.
Credo che parlare di tutto ciò sia stata una grande occasione che ha fatto gola a molti e ha danneggiato quasi tutti tranne coloro che sembravano i principali imputati.
Ha danneggiato i cittadini che hanno perso ancora una volta una grande occasione di confronto quale dovrebbe essere la campagna elettorale.
Ha danneggiato la classe politica nascente che ancora una volta non ha avuto l’opportunità di farsi valere e conoscere.
Ha danneggiato tutti coloro che, ingenuamente, hanno tentato di cavalcare la tigre per guadagnare in termini di consenso politico.
Gli imputati hanno semplicemente dovuto far finta di arrabbiarsi e raccogliere i consensi frutto di un confronto cristallizzato e inesistente.
La grande occasione persa è stata quella di dimostrare la forza di instradare nuovamente sui temi sociali e attuali la comunicazione politica e elettorale senza farsi inebriare dal profumo delle donnine altrui e dai colori delle loro gonnelle.
La vera strategia vincente di questa campagna elettorale è stata l’aver indotto tutti a parlare di tutto tranne che di comunali, provinciali, europee. Il referendum non lo consideriamo nemmeno perchè qualcuno ha saputo solo oggi che c’era un referendum.
Anche questa è strategia. Non sempre chi attacca vince e a volte anche la melina paga.
E’ un anno che postodibloggo è attivo e le soddisfazioni, ammetto, non sono state poche.
Questo luogo di scambio nasce come un angolo in cui esperti e semplici cultori della materia possono dire la loro partendo da spunti tratti dal quotidiano flusso della comunicazione.
Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato con il proprio contributo, tutti coloro che quotidianamente mi leggono e tutti coloro che, con i propri consigli, hanno cercato di rendere questo mio posticino più gradevole.
Mi scuso se in alcuni momenti (come questi ultimi due mesi) vi ho un po’ trascurato… spero che questo accadrà sempre meno e spero di poter trovare qualcuno che, insieme a me, abbia voglia di portare avanti con passione ed entusiasmo questo piccolo progetto.
Un saluto a tutti e grazie e tutti della vostra presenza.
La frase è costata cara a una teenager inglese, che ha ricevuto il benservito dalla sua azienda
Quando Kimberley Swann, 16 anni, ha definito «noioso» il proprio lavoro, scrivendolo sulla bacheca della propria pagina di Facebook, non immaginava certo quali conseguenze avrebbe avuto il suo gesto.
LA REAZIONE – Impiegata da soli tre mesi presso una società di logistica – la Ivell Marketing and Logistics –, la ragazza inglese è infatti rimasta di sasso quando il suo titolare le ha consegnato la lettera di licenziamento, che recitava: «In seguito al commento da Lei postato su FB a proposito del Suo impiego, e preso atto della Sua insoddisfazione, l’Azienda ha deciso di interrompere il rapporto di lavoro con effetto immediato». Dal canto suo Kimberley, incredula, ha detto che in quel messaggio non aveva nemmeno fatto il nome dell’azienda.
RISPETTO E PRIVACY – Ma è davvero possibile perdere il posto solo per aver pubblicato online il proprio stato d’animo, una considerazione personale, un’emozione? Nell’epoca dei social network sembra una cosa assurda ma, tant’è, il titolare della Ivell non ha avuto esitazioni, poiché – dal suo punto di vista – esprimere un pensiero del genere su Facebook equivale a scriverlo sulla bacheca aziendale, dove chiunque può leggere e immaginare che per qualche motivo lì non si lavora bene. «E invece noi vogliamo che i membri del nostro staff collaborino in armonia», ha detto Stephen Ivell, che considera il gesto della ragazza «una mancanza di rispetto».
Segnalo un interessante articolo di Paolo Iabichino,Direttore Creativo di OgilvyOne.
Mentre studiavo sui manuali dei Marketing, qualche anno fa, che il marketing era mosso da quattro regole sintetizzabili in 4 P (che tradotte in Italiano sarebbero diventate due P una C e una D – Prodotto, Prezzo, Comunicazione, Distribuzione-) avevo come la sensazione che ci fosse qualcosa che andasse oltre. La mia generazione ha studiato su modelli , come dire, datati e consolidati e contemporaneamente aveva la sensazione che il terreno sotto i piedi si moveva. Internet , youtube e quant’altro stavano modificando la geografia della comunicazione e del marketing ma non esistevano ancora modelli teorici che sintetizzassero per quale motivo la gente avrebbe passato ore a cercare su internet video postati da sconosciuti. Perchè il fenomeno del tug surfer sarebbe stato tanto diffuso?
Chi decide il successo di un video su internet e quali recquisiti deve avere per essere visto più di altri?
Molte aziende credono che basta mettere un qualunque video e… via… clienti come se pivessero!
SESSO – STRONZATE – SADISMO – SPLATTER = 4S
Il miglior paradigma che, fin’ora, abbia letto per sintetizzare una comunicazione on line di successo.
Le aziende che riescono a declinare la propria comnucaizone on line in questo modo parlano la stessa lingua dell’untente internet. Spesso chi guarda i video vuole farsi una risata, si rilassa in una pausa a lavoro, cerca un contenuto qualunque e si imbatte in una qualunque cosa che attira la sua attenzione.
Saper cogliere questo momento è bravura di chi progetta questa comunicazione.
Tutti gli appassionati ricrderanno i video di Ronaldinho che colpisce 4 volte di seguito la traversa… beh una delle più grandi campagne di comunicazione rivolta direttamente agli appassionati di calcio!
Perchè anche questo è il vantaggio della rete: andare fra le braccia di chi cerca contenuti affini ai propri interessi incontrando un pubblico più profilato e potenzialmente più interessato.
CITTÀ DEL VATICANO (17 gennaio) – Il Vaticano allestirà su Google un proprio canale con discorsi, immagini, filmati e notizie sul Papa. Il progetto verrà presentato venerdì 23 gennaio in sala stampa vaticana e parteciperann tra gli altri il managing director media solutions di Google Henrique de Castro e il direttore del Centro televisivo vaticano e della Radio vaticana, padre Federico Lombardi.
La prima trasmissione esclusivamente via Internet di un documento pontificio fu fatta sotto il pontificato di Wojtyla nel 2001. Si trattò della Esortazione postsinodale «Ecclesia in Oceania». Con Wojtyla inoltre per la prima volta furono spediti SMS con pensieri papali. Lo scorso luglio invecepapa Ratzinger, in occasione della Giornata mondiale della gioventù di Sydney, inviò un SMS al giorno a tutti i ragazzi iscritti al raduno mondiale dei giovani cattolici.
Ho sempre pensato che un territorio che non comunica con i propri abitanti lascia spazio a interpretazioni e chiavi di lettura a volte lontane dalle realtà.
Città come Napoli hanno un disperato bisogno di comunicare con in propri cittadini e far conoscere ciò che di buono si fa oltre a quanto esiste di negativo. Spesso non si considera che le notizie negative hanno gambe proprie corrono molto più veloci.
Ecco che rendere partecipe la popolazione dei processi di trasformzione in atto sul territorio diventa essenziale.
Restando sempre su Napoli e sulla Regione Campania, negli ultimi anni in questo territorio c’è stato il più massiccio investimento d’Italia in infrastrutture. La nuova metropolitana in corso d’opera (oltre ai svariati km già aperti al pubblico) quasi triplica la rete del trasporto su ferro della Regione.
E’ un’impresa enorme quella che bisogna compiere a Napoli per scavare i tunnel tra ritrovamenti archeologici, acqua che esce da tutte le parti e problemi vari. Ma nessuno lo sa.
Il Palazzo delle Arti di Napoli (PAN), il Museo Archologico Virtuale (MAV) di Ercolano, il Tesoro di San Gennaro, il Museo d’Arte contemporanea Donna Regina (MADRE)… (di sicuro sto dimenticando qualcosa…). Sono tutte iniziative culturali messe in piedi nel giro di pochi anni.
Insomma quello che voglio dire è che tutti i territori, quello campano in particolare, hanno problemi immensi. Ma è giusto mettere al corrente la gente di quanto accade sotto le proprie case. Altrimenti la sfiducia e il senso di incompiutezza si alimentano costantemente. Lo scatto di orgoglio nasce anche dalla sensazine che le cose cominciano a cambiare e migliorare.
Molto bella l’iniziativa di Claudio Velardi (Assessore al Turismo della Regione Campania) che, attraveso il suo blog ha attivato un dialogo diretto coi cittadini. Credo, però, che affianco ad una buona comunicazione esterna sia necessaria un’opera di comunicazione interna rivolta alla città/regione. In questo senso è ottima l’idea di aprire il portale www.in-campania.it Immagino un momento in cui saranno gli stessi napoletani ad essere testimonial di questa città senza bisogno di ricorrere a madrine che ci raccontano ”quant’è bell Napule…” ma vivono a Parigi.
Vi segnalo un sito internet da poco rinnovato. E’ il sito di bagnolifuturaovvero la società che si sta occupando della riqualifica dell’area di Bagnoli. E’ un sito fatto molto bene che racconta quali trasformazioni nel giro di poco tempo ci saranno nel territorio. Ecco che scopro che nel giro di non molto tempo ci saranno degli Studios Televisivi, una clinica per tartarughe (credo che non ce ne siano molte in Italia), un polo tecnologico che ospiterà 80 aziende, un Parco dello Sport, la già esistente Città della Scienza e un Parco Urbano sviluppato su 160 ettari di cui 33 di spiaggia. Il tutto a 1 km da casa mia e io non lo sapevo…
Bello il sito e belle tutte le iniziative che ci rendono partecipi.
Ancora in crescita la capacità dei blog di influenzare e orientare i consumi.
Canali pubblicitari ancora oggetto di uno studio di Jupiter Reserch. In particolare l’attenzione si posa sui canali “indiretti” e sui blog nello specifico. E’ in costante aumento la capacità di orientamento che i blog personali e aziendali esercitano sui consumatori che fanno abitualmente uso di internet per reperire informazioni perima di porcedere all’acquisto.
La ricerca, commissionata da BuzzLogic, monitora il comportamento di 2000 utenti online e paragona l’influenza che su questi ha la pubblicità a mezzo blog e quella veicolata su altri canali, socialnetwork ad esempio.
Il 50% del campione dichiara che gli utenti abituali dei blog cercano proprio qui le informazioni utili all’acquisto di un prodotto. Solo il 15% , però, è soddisfatto dalle informazioni e le considera affidabil. Sono ancora meno quelli che sostengono di fidarsi delle informazioni contenute all’interno di un post per comprare un determinato prodotto.
Ancora poco utilizzati i sistemi di advertising automatici presenti nei socialnetwork. E’ una minoranza, il 10%, quella che li utilizza e di questi solo il 4% afferma di trovarli interessanti o addirittura determinanti per procedere con l’acquisto del prodotto.
Alcune considerzioni:
BLOG: Se è vero che un blog spesso fornisce delle informazioni le cui fonti non sono verificabili è anche vero che vi sono delle community di appassionati (penso all’informatica, ai motori…) di un determinato settore in cui vi sono fior fior di cultori che fanno interventi di altissimo livello. In perfetta ottica 2.0 frequentemente le bufale e le informazioni non attendibili vengono sbugiardate pubblicamente. Se questi blog in molti casi non fungono da impulso finale per l’acquisto certamente contribuiscono alla formazione di un’opinione e di una reputazione (vista dal punto di vista del produttore). Non è un caso che i produttori più lungimiranti offrono ai blogger più noti la possibilità di provare i propri prodotti in anteprima.
SOCIALNETWORK: Diaciamoci la verità i socialnetwork sono un fenomeno trasversale da pochissimo tempo. Facebook ha visto triplicare i propri iscritt nella rete “italia” solo nelle ultime sei settimane. Fino a qualche tempo fa gli utenti di Xing (ex neurona), LinkedIN, Facebook e similia erano pochi e accomunati dalla volontà di trovare persone con elementi in comune, per lo più elemanti di carattere professionale. Ora che il socialnetwork è un fenomeno di massa è certamente una realtà appetibile da un punto di vista pubblicitario. E’ riduttivo però considerarli solo in virtù dei banner statici che si trovano ai lati della pagina. Il socialnetwork è bello perchè forma comunità e le comunità si formano anche attorno ad un prodotto. Linux, Nutella, Birre varie, Ducati, Mac, Vista… sono tutti gruppi già esistenti su facebook, ad esempio.
Ecco che la valutazione della portata di un socialnetwork dovrebbe tener presente anche degli effetti indiretti delle comunità interne. In questo modo, a mio avviso, il socialnetwork si colloca a metà strada tra il banner e il blog.
È stato da poco lanciato SpreadLinux.com, un sito nato allo scopo di spargere la parola su Linux attraverso delle campagne di marketing. Allo stato attuale SpreadLinux non ha molto da offrire, se non un forum e l’invito ad iscriversi per proporre le proprie idee.
Come è facile dedurre, SpreadLinux vuol fare per Linux quello che SpreadFirefox ha fatto e continua a fare per Firefox, ma con una differenza sostanziale. Mentre SpreadFirefox è nato per volontà di Mozilla, SpreadLinux è un’iniziativa privata che nulla ha a che fare con la Linux Foundation o con altre società.
Proprio questo potrebbe essere un neo per SpreadLinux: Linux ha bisogno di spingere con più aggressività sul marketing (chi si ricorda dello slogan IBM “Peace Love and Linux“?) ma iniziative del genere dovrebbero nascere dagli organi ufficiali e tirare in ballo le società coinvolte (leggi “distribuzioni”).
Se Linux deve affermarsi commercialmente non può farlo soltanto grazie all’impegno degli utenti e degli appassionati. Non basta il passaparola: servono anche i soldi.
Sorrentini di nascita, di adozione, per odio o per passione UNITEVI!
Fino al 31 dicembre 2008 avete l’opportunità di raccontare quello che provate per questo piccolo angolo di paradiso sulla web tv www.miasorrento.it o sulla TV user generated content The Blog TV.
Da tempo ormai i pionieri della comunicazione guidati da Bruno Pellegrini (fondatore di The Blog TV) hanno messo su un vero e proprio palinsesto creato interamente con in contenuti degli utenti stassi.
A questo si aggiunge lo User Generated Advertising: una grandiosissima forma di pubblicità virale che attiva una vera e propria gara tra gli utenti. Una sfida a chi meglio saprà interpretare il brief dell’azienda committente…