23 Giugno 2009
In più occasioni in questo blog mi sono trovato a condividere qualche riflessione sui temi della comunicazione politica.
Questa mia riflessione nasce a proposito degli avvenimenti (più o meno raccontati) che negli ultimi giorni hanno coinvolto alcuni nostri politici.
E’ noto una che delle principali regole della buona comunicazione è la capacità di scegliere di cosa si debba parlare, a cosa si debba accennare e di cosa non si debba assolutamente parlare. Analizzando gli argomenti tirati in ballo durante le due ultime campagne elettorali credo, forse in maniera un po’ troppo maliziosa, che tutta questa polvere di stelle, di subrette, di aerei, di feste, serate e balocchi abbia avuto una grande funzione in termini di comunicazione politica.
Credo che parlare di tutto ciò sia stata una grande occasione che ha fatto gola a molti e ha danneggiato quasi tutti tranne coloro che sembravano i principali imputati.
Ha danneggiato i cittadini che hanno perso ancora una volta una grande occasione di confronto quale dovrebbe essere la campagna elettorale.
Ha danneggiato la classe politica nascente che ancora una volta non ha avuto l’opportunità di farsi valere e conoscere.
Ha danneggiato tutti coloro che, ingenuamente, hanno tentato di cavalcare la tigre per guadagnare in termini di consenso politico.
Gli imputati hanno semplicemente dovuto far finta di arrabbiarsi e raccogliere i consensi frutto di un confronto cristallizzato e inesistente.
La grande occasione persa è stata quella di dimostrare la forza di instradare nuovamente sui temi sociali e attuali la comunicazione politica e elettorale senza farsi inebriare dal profumo delle donnine altrui e dai colori delle loro gonnelle.
La vera strategia vincente di questa campagna elettorale è stata l’aver indotto tutti a parlare di tutto tranne che di comunali, provinciali, europee. Il referendum non lo consideriamo nemmeno perchè qualcuno ha saputo solo oggi che c’era un referendum.
Anche questa è strategia. Non sempre chi attacca vince e a volte anche la melina paga.
F.
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9 Febbraio 2009
Qualche riflessione sul caso Englaro.
Premessa: Postodibloggo nasce come luogo in cui si conversa e ci si confronta su temi che riguardano il marketing e la comuninicazione sotto qualunque punto di vista. Anche in questo caso sarà così. Cercherò, pertanto, di analizzare questo caso nei suoi aspetti pubblici. Un pensiero di umana compassione va a tutta la famiglia di Eluana che, a prescindere da tutto e qualunque sia l’esito della vicenda, sono certo vive momenti strazianti.
La scelta del papà di Eluana di portare avanti una battaglia dal profilo civile ha senza dubbio la funzione e lo scopo di porre all’attenzione dell’agenda politica del nostro paese un tema ormai ricorrente. Fatta questa scelta da parte della famiglia ritengo inutile il continuo appello da parte di tutti al “silenzio”. Il dibattito pubblico è stato voluto e cercato. E’ giusto che si sviluppi che si affronti. Questa è la democrazia, grazie a Dio.
E’ inevitabile che molti in questa vicenda vedano un’occasione privilegiata per accedre ad un palco ben esposto. Ecco che Eluana diventa una tribuna politica, uno studio televisivo, si trasforma nell’editoriale di un giornale. Eluana diventa striscione, maglietta, prolclama, minaccia, presa di posizione, dichiarazione di intenti. Eluana diventa un gruppo su facebook, diventa un post su un blog, tanti post su tanti blog (questo incluso).
Eluana è comunicazione. Si sceglie di pregare sotto la clinica e non in una cappella perchè ci sono le telecamere.
Fa tutto parte del dibattito sociale, civile. E va tutto bene. O forse non va bene. Chissà se il papà di Eluana aveva immaginato tutto questo. Eluana ormai è un simbolo. E’ un simbolo in ogni caso. E’ il simbolo del popolo dei pro e del popolo dei contro.
Eluana è anche comunicazione politica. E’ l’argomento del momento. Pronunciarsi è un must. Le agenzie battono dichiarazioni spesso ridondanti di tutti gli esponenti politici. La posizione sul caso diventa oggetto di trattativa. Non dimentichiamo che ci sono due tornate elettorali a breve e che anche questo potrebbe essere motivo di spostamento di voti. E’ un’occasione ghiotta e non la si può perdere.
La democrazia impone che alla fine del dibattito si giunga a delle conclusioni e che le conclusioni diventino delle regole certe. La mia speranza è che si colga questa occasione di dibattito pubblico per stabilirle, queste regole, e che alle prossime elezioni non si parli della prossima Eluana Englaro.
La mia speranza è che il sacrificio pubblico che la famiglia Englaro ha deciso di sopportare porti dei frutti e colmi questo vuoto.
Saluti.
F.
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22 Gennaio 2009
Più di una volta su questo blog ho parlato di Barak Obama e di ciò che ha significato nello scenario della comunicazione pubblica e politica, ma non solo. A più riprese il fenomeno Barak è stato analizzato da esperti
della pubblicità e del marketing. E’ stato premiato come “brand of the year”, forse la prima volta in assoluto che un personaggio pubblico, un politico viene premiato come miglior brand dell’anno.
Personalmente ritengo questo fenomeno estremamente positivo. La grande forza e il grande merito di questa persona è stato quello di restituire un ruolo fondamentale alla base di un partito politico. Un perfetto signor nessuno, con qualcosa di nuovo da dire o almeno con qualcosa di vero. Questo è ciò che i suoi supporter percepiscono. Grande merito di Mr President è stato quello di non aver temuto le nuove tecnologie ma di averle sapute cavalcare. Ha capito la grande carica democratica che si nasconde dietro Facebook, Youtube, Google. Strumenti che molti dei nostri politici temono ancora.
Parliamoci chiaro, la rete è un grande megafono, un amplificatore. Non filtra e questo fa paura. Ma la grande sfida è saper comunicare attraverso la rete, dare il senso della trasparenza, vivere in trasparenza.La base ha bisogno di percepire nuovamente la vicinanza della politica e la Rete è una grande occasione in questo senso. A questo proposito Un presidente degli Stati Uniti che fa i suoi discorsi settimanali su Youtube fa pensare… e fa pensare bene!
Un altro aspetto, più venale, ha investito l’immagine di Obama. Una figura così popolare, un momento così magico
non può non essere un momento propizio per chi vuole associare il proprio brand ad un “brand vincente” come quello di Obama. Vi segnalo a questo proposito due operazioni di affiancamento in questo senso, a mio avviso discutibili. Recentemente un restyling ha visto protagonista il brand Pepsi, in particolare il famosissimo logo della bevanda. Sostanziabili modifiche hanno reso il nuovo logo molto somigliante al sole stilizzato, simbolo inconfondibile della campagna elettorale di Obama.“Change you can” recita il nuovo claim Pepsi che richiama il motto “Change you can believe in” (il cambiamento nel quale puoi credere) e gioca con la parola “can”, termine con cui gli amenricani indicano la lattina. “Hope” recitano alcuni manifesti in cui il tappo di una Pepsi rappresenta la “O”.
“Embrace change 2009″ (abbraccia il cambiamento del 2009), lo dice un manifesto di IKEA che mostra lo Studio Ovale completamente arredato con mobili low-cost…
Saluti.
F.
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