Qual è il miglior modo per generare contatti online?

14 Luglio 2009

Internet sta al turismo come lo zucchero ai dolci: non se ne può fare a meno. Dalla piccola struttura ricettiva al grande portale di promozione turistica, gli investimenti nel marketing online sono caratterizzati da un altro rientro. Ma quali sono i servizi su cui puntare e su cui focalizzare gli investimenti e i budget (a dire il vero ancora troppo contenuti nel mercato italiano)? Voglio dare risposta a questa domanda rifacendomi ad una recente ricerca di Forbes pubblicata in abstract su eMarketer. Anche se la risposta può variare leggermente a seconda delle dimensioni del budget pubblicitario, la ricerca ci dice che gli investimenti nel marketing online dovrebbero iniziare con il search engine marketing (SEM), in particolare con il posizionamento nei risultati organici dei motori di ricerca (SEO), Google in primis. Il 48% dei marketer ha affermato che l’ottimizzazione dei motori di ricerca (SEO) è stato il miglior metodo per generare conversioni online. Nel SEM sono stati investiti con successo più della metà dei budget di marketing con più di 1 milione di dollari.

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Le altre attività di marketing online ad alta resa, soprattutto per le aziende più piccole, sono stati email marketing e newsletter, seguiti dal pay per click (soprattutto annunci sponsorizzati AdWords su Google). In ogni caso, sia che si tratti di grandi che di piccole imprese, l’attività SEO è stata considerata l’attività più efficace per costruire e affermare il brand, che nel turismo significa associare immediatamente il nome di un portale, una struttura o un tour operator quale risposta alle esigenze di vacanze e viaggio. Questo accade perché quando un utente digita una parola chiave nei motori di ricerca si aspetta giustamente di trovare nei primi posti dei risultati organici (o naturali che dir si voglia) le aziende migliori, che con più naturalezza osserverà e ricorderà (in modo più efficacie rispetti ai risultati tramite annunci sponsorizzati).

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In ogni caso una cosa è certa: le esigenze dei turisti passano ogni giorno di più per le parole chiave e Google è sempre più il principale strumento “indicizzatore di risposte” (tramite i link) per risolvere tali esigenze. Farsi trovare nella prima o seconda pagina dei risultati di ricerca quando un utente cerca informazioni è però un’attività complessa, difficoltosa che si basa su regole non scritte e che pochi conoscono in profondità. E sono veramente poche infatti le aziende SEO italiane specializzate nell’offrire professionalmente tali servizi e che riescono a svolgere ed erogare con risultati tangibili ed importanti attività di posizionamento nei motori di ricerca anche in settori ad altissima competitività come quello del turismo. Tra i clienti dello Studio Cappello ad esempio, come nella riviera romagnola, vi sono portali che grazie agli investimento nell’attività SEO oggi riescono ad ottenere alta visibilità ed un alto numero di contatti senza dover investire in campagne AdWords o di web promotion cui sono costretti invece i loro concorrenti (a parte qualcuno che per la maggior parte dei casi è comunque un cliente dello Studio). L’esperienza realizzata e l’analisi degli accessi degli utenti sui portali di tali clienti hanno dimostrato quanto strategica e fondamentale sia l’attività SEO che spesso da sola permette a singole strutture o interi portali di giustificare tutti i budget di investimento nel marketing disponibile dalle aziende. Il rapporto costi benefici negli investimenti nell’attività SEO, misurati nell’arco di almeno 3 anni, è infatti di 1 a 5 e anche più. Chi ha speso ad esempio 20.000 Euro nel SEO ha ottenuto un numero tali di accessi qualificati che avrebbe potuto ottenere spendendo migliaia di euro in più in attività pay per click, o investendo maggiormente in email marketing o altre attività di promozione online. Con un’altra importante aggiunta: l’attività SEO continua a portare accessi anche negli anni successivi e anche quando il cliente non ha più budget da spendere in promozione!

Andrea Cappello

fonte: mymarketing.it


Web Marketing: attenti alle facili illusioni

1 Luglio 2009

Realizzare strategie di web Marketing non e’ facile, ma vale la pena tentare, attenzione però alle facili illusioni.

Diciamolo subito, il web marketing funziona, e’ redditizio e a volte anche divertente, ma e’ web marketingnecessario soffermarsi su alcuni aspetti fondamentali per evitare di cadere in investimenti errati o azioni fuori misura. Occorre tener presente che le “regole generali del gioco” sul web non sono diverse dal mercato tradizionale, fatta eccezione che per due importanti fattori: 1) L’approccio. Grazie al web si e’ scoperto che e’ molto più efficace presentare un prodotto/servizio a diecimila clienti davvero interessati, che a dieci milioni di persone che invece pensano a tutt’altro. 2) Gli investimenti. Sono molto più contenuti rispetto a campagne tradizionali, sul web con poche migliaia di euro e’ possibile creare un tormentone e avviare una strategia marketing molto redditizia ed efficace. Allora in che cosa il web marketing resta uguale al mercato tradizionale? – La sostanza. Si sente spesso di gruppi su Facebook composti da migliaia di utenti, video su YouTube visionati milioni di volte, portali con innumerevoli accessi, ma… senza una vera sostanza alla base, si e’ solo perso tempo. Tutti questi numeri non valgono nulla se non fanno parte di una strategia precisa volta a “spingere” un vero prodotto, un vero servizio o un’azione di cross selling. Il web marketing e’ un mezzo per raggiungere un obiettivo ed a patto che lo scopo non sia esclusivamente “avere grandi numeri”, e’ prudente non farsi coinvolgere in una spasmodica ricerca di utenti fine a se stessa. – Know-how. A tutt’oggi “dinosauresche dirigenze” sono convinte che anche su internet occorrano investimenti milionari per ottenere risultati tangibili. Al contrario, la nuova scuola, gestita da “menti giovani”, sta dimostrando che investimenti oculati e del tutto monitorabili sono la giusta strategia per imporsi e scalare le vette del mondo online. Conoscenza e sostanza, nulla di nuovo insomma, ma con la novità che nel world wide web approcci ed investimenti sono alla portata di ogni mente brillante senza essere dei giganti multinazionali. Prepariamoci quindi a vedere sempre più Davide che sconfiggeranno Golia.

Gianluca Baggi | Direttore Generale eFiori.com

fonte: ilgiornale.it

Saluti

F.


IRAN: la rivoluzione cinguettata

24 Giugno 2009

140 caratteri sono sufficienti per far sapere al mondo cosa sta succedendo a Teheran eludendo la censura.140 caratteri è la lunghezza massima di un messaggio pubblicabile sul social network Twitter.

Dall’inglese “To Tweet= cinguettare” il nome di questo sito contiene tutte le sue regole di comunicazione: messaggi340x brevi, coincisi e frequenti simili a quelli che siamo soliti inserire nella sezione “a cosa stai pensando?” di Facebook.

Ti registri, hai una tua pagina personale e di tanto in tanto rendi partecipi coloro che fanno parte del tuo network su quello che stai facendo/pensando in un determinato momento.

Una comunicazione breve ma efficace che si sta rivelando determinante in questo momento per coloro che hanno deciso di insorgere contro il regime di Ahmadinejad. E’ lo strumento giusto per dare al mondo notizia di quanto accade realmente e di stabilire luoghi e appuntamenti per gli incontri e i concentramenti per i manifestanti. Nei giorni clou della protesta i messaggi pubblicati su Twitter hanno raggiunto livelli difficilmente toccati in precedenza.

iran-twitterEspulsi i giornalisti stranieri ed estromessa completamente qualunque forma di informazione non “ufficiale” la rete e i contributi personali, quelli rubati coi cellulari e messi in rete, i blog privati (quelli non censurati) e i social network sono l’unico modo per sapere cosa succede a Teheran. Sono anche il modo più vero. E proprio nell’ottica della condivisione che sta alla base dei socialnetwork ciò che di meglio possiamo fare noi è condividere all’infinito questi contenuti e contribuire alla loro diffusione, fungere da ripetitori di messaggi che altrimenti non arriverebbero al mondo.

Contribuire ad indebolire l’autorevolezzare l’immagine  di questo regime.

Saluti

F.


Un anno al postodibloggo

15 Giugno 2009

Ebbene si carissimi amici.torta

E’ un anno che postodibloggo è attivo e le soddisfazioni, ammetto, non sono state poche.

Questo luogo di scambio nasce come un angolo in cui esperti e semplici cultori della materia possono dire la loro partendo da spunti tratti dal quotidiano flusso della comunicazione.

Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato con il proprio contributo, tutti coloro che quotidianamente mi leggono e tutti coloro che, con i propri consigli, hanno cercato di rendere questo mio posticino più gradevole.

Mi scuso se in alcuni momenti (come questi ultimi due mesi) vi ho un po’ trascurato… spero che questo accadrà sempre meno e spero di poter trovare qualcuno che, insieme a me, abbia voglia di portare avanti con passione ed entusiasmo questo piccolo progetto.

Un saluto a tutti e grazie e tutti della vostra presenza.

Federico


.tel : la nuova veste dei biglietti da visita

10 Marzo 2009

Sintetizzare le informazioni. Rendere facimente accessibili i propri contatti e i propri riferimenti.

Questa è la razio che sta alla base dei domini .tel che solitamente hanno la forma di www.nomecognome.tel .

L’aspetto sarà di un minisito a tutti gli effetti. Una pagina personale in cui l’utente può inserire tutti i prori contatti: telefono, mail, blog, breve descrizione delle proprie attività, facebook, skype… e similia.

Sarà disponibile ufficialmente dal 24 marzo ma i grandi nomi sono già stati prenotati. Quindi se qualcuna di voi avrà in mente di comprare angiolinajolie.tel … sappià che è stato già prenotato.

Costo dell’operazione? 20 euro annui circa.

Saluti.

F.


Scrive su Facebook: «Il mio lavoro è noioso». Licenziata

27 Febbraio 2009

fonte: corriere.it

La frase è costata cara a una teenager inglese, che ha ricevuto il benservito dalla sua azienda

Quando Kimberley Swann, 16 anni, ha definito «noioso» il proprio lavoro, scrivendolo sulla bacheca della propriafacebook-lavoro pagina di Facebook, non immaginava certo quali conseguenze avrebbe avuto il suo gesto.

LA REAZIONE – Impiegata da soli tre mesi presso una società di logistica – la Ivell Marketing and Logistics –, la ragazza inglese è infatti rimasta di sasso quando il suo titolare le ha consegnato la lettera di licenziamento, che recitava: «In seguito al commento da Lei postato su FB a proposito del Suo impiego, e preso atto della Sua insoddisfazione, l’Azienda ha deciso di interrompere il rapporto di lavoro con effetto immediato». Dal canto suo Kimberley, incredula, ha detto che in quel messaggio non aveva nemmeno fatto il nome dell’azienda.

RISPETTO E PRIVACY – Ma è davvero possibile perdere il posto solo per aver pubblicato online il proprio stato d’animo, una considerazione personale, un’emozione? Nell’epoca dei social network sembra una cosa assurda ma, tant’è, il titolare della Ivell non ha avuto esitazioni, poiché – dal suo punto di vista – esprimere un pensiero del genere su Facebook equivale a scriverlo sulla bacheca aziendale, dove chiunque può leggere e immaginare che per qualche motivo lì non si lavora bene. «E invece noi vogliamo che i membri del nostro staff collaborino in armonia», ha detto Stephen Ivell, che considera il gesto della ragazza «una mancanza di rispetto».

Alessandra Carboni


Eluana: simboli, riti e comunicazione.

9 Febbraio 2009

Qualche riflessione sul caso Englaro.

Premessa: Postodibloggo nasce come luogo in cui si conversa e ci si confronta su temi che riguardano il marketing e la comuninicazione sotto qualunque punto di vista. Anche in questo caso sarà così.  Cercherò, pertanto, di analizzare questo caso nei suoi aspetti pubblici. Un pensiero di umana compassione va a tutta la famiglia di Eluana che, a prescindere da tutto e qualunque sia l’esito della vicenda, sono certo vive momenti strazianti.

mass_media1La scelta del papà di Eluana di portare avanti una battaglia dal profilo civile ha senza dubbio la funzione e lo scopo di porre all’attenzione dell’agenda politica del nostro paese un tema ormai ricorrente. Fatta questa scelta da parte della famiglia ritengo inutile il continuo appello da parte di tutti al “silenzio”. Il dibattito pubblico è stato voluto e cercato. E’ giusto che si sviluppi che si affronti. Questa è la democrazia, grazie a Dio.

E’ inevitabile che molti in questa vicenda vedano un’occasione privilegiata per accedre ad un palco ben esposto. Ecco che Eluana diventa una tribuna politica, uno studio televisivo, si trasforma nell’editoriale di un giornale. Eluana diventa striscione, maglietta, prolclama, minaccia, presa di posizione, dichiarazione di intenti. Eluana diventa un gruppo su facebook, diventa un post su un blog, tanti post su tanti blog (questo incluso).

Eluana è comunicazione. Si sceglie di pregare sotto la clinica e non in una cappella perchè ci sono le telecamere.

Fa tutto parte del dibattito sociale, civile. E va tutto bene.  O forse non va bene. Chissà se il papà di Eluana aveva immaginato tutto questo. Eluana ormai è un simbolo. E’ un simbolo in ogni caso. E’ il simbolo del popolo dei  pro e del popolo dei contro.

Eluana è anche comunicazione politica. E’ l’argomento del momento. Pronunciarsi è un must. Le agenzie battono dichiarazioni spesso ridondanti di tutti gli esponenti politici. La posizione sul caso diventa oggetto di trattativa. Non dimentichiamo che ci sono due tornate elettorali a breve e che anche questo potrebbe essere motivo di spostamento di voti. E’ un’occasione ghiotta e non la si può perdere.

La democrazia impone che alla fine del dibattito si giunga a delle conclusioni e che le conclusioni diventino delle regole certe. La mia speranza è che si colga questa occasione di dibattito pubblico per stabilirle, queste regole, e che  alle prossime elezioni non si parli della prossima Eluana Englaro.

La mia speranza è che il sacrificio pubblico che la famiglia Englaro ha deciso di sopportare porti dei frutti e colmi questo vuoto.

Saluti.

F.


Mi sento osservato…

5 Febbraio 2009

Immaginate di dover fare qualcosa di brutto, ma proprio brutto.  Tipo che è il vostro anniversario di fidanzamento egooglemap la vostra ragazza ti ha detto “caro tieniti libero…” e tu ti sei dimenticato e magari organizzi una rimpatriata coi i tuoi peggio amici del genere incontro-ritardo-partita di calcetto-rissa post partita-panino post rissa-birra post  panino- e poi in giro a fare minchiate di ogni tipo. Come ne esci? “Amore scusa ma è arrivato all’improvviso sul supermegacapouniversale e vuole parlare proprio con me”. “Ma come? con te che non conti una cippa? ebbene si…”

ATTENZIONE: se la vostra donzella è al corrente dell’esistenza di GOOGLE LATITUDE e voi no… siete fottuti!

Google Latitude è un’infernale appicazione di Google che permette a chiunque di sapere in tempo reale dove sei e, per fortuna, non ancora con chi :-) .

Possibili vie di scampo:

- disattivare l’opzione maps dal vostro cellulare.

- Buttare il cellulare

- Impostare una località diversa e debistare i controllori.

Saluti.

F.

PS: messaggio personale per la mia fidanzata= è inutile che ci provi. ho impostato la modalità Polo Sud! ;)


Sesso Splatter Sadismo e Stronzate.Il marketing in 4S

2 Febbraio 2009

Segnalo un interessante articolo di Paolo Iabichino,Direttore Creativo di OgilvyOne.

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Mentre studiavo sui manuali dei Marketing, qualche anno fa, che il marketing era mosso da quattro regole sintetizzabili in 4 P (che tradotte in Italiano sarebbero diventate due P una C e una D – Prodotto, Prezzo, Comunicazione, Distribuzione-) avevo come la sensazione che ci fosse qualcosa che andasse oltre. La mia generazione ha studiato su modelli , come dire, datati e consolidati e contemporaneamente aveva la sensazione che il terreno sotto i piedi si moveva. Internet , youtube e quant’altro stavano modificando la geografia della comunicazione e del marketing ma non esistevano ancora modelli teorici che sintetizzassero per quale motivo la gente avrebbe passato ore a cercare su internet video postati da sconosciuti. Perchè il fenomeno del tug surfer sarebbe stato tanto diffuso?

Chi decide il successo di un video su internet e quali recquisiti deve avere per essere visto più di altri?

Molte aziende credono che basta mettere un qualunque video e… via… clienti come se pivessero!

SESSO – STRONZATE – SADISMO – SPLATTER = 4S

Il miglior paradigma che, fin’ora, abbia letto per sintetizzare una comunicazione on line di successo.

Le aziende che riescono a declinare la propria comnucaizone on line in questo modo parlano la stessa lingua dell’untente internet. Spesso chi guarda i video vuole farsi una risata, si rilassa in una pausa a lavoro, cerca un contenuto qualunque e si imbatte in una qualunque cosa che attira la sua attenzione.

Saper cogliere questo momento è bravura di chi progetta questa comunicazione.

Tutti gli appassionati ricrderanno i video di Ronaldinho che colpisce 4 volte di seguito la traversa… beh una delle più grandi campagne di comunicazione rivolta direttamente agli appassionati di calcio!

Perchè anche questo è il vantaggio della rete: andare fra le braccia di chi cerca contenuti affini ai propri interessi incontrando un pubblico più profilato e potenzialmente più interessato.

Saluti.

F.


Promuovere giustizia, evitare ‘gap’ digitale.

23 Gennaio 2009

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“Bene reti digitali che promuovono solidarietà umana”

Città del Vaticano, 23 gen. (Apcom) – E’ “gratificante” vedere “l’emergere di nuove reti digitali che cercano di promuovere la solidarietà umana, la pace e la giustizia, i diritti umani e il rispetto per la vita e il bene della creazione”: così il Papa nella quarantatreesima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali pubblicato oggi.

“Queste reti – prosegue Benedetto XVI – possono facilitare forme di cooperazione tra popoli di diversi contesti geografici e culturali, consentendo loro di approfondire la comune umanità e il senso di corresponsabilità per il bene di tutti. Ci si deve tuttavia preoccupare di far sì che il mondo digitale, in cui tali reti possono essere stabilite, sia un mondo veramente accessibile a tutti. Sarebbe un grave danno per il futuro dell`umanità – prosegue Ratzinger – se i nuovi strumenti della comunicazione, che permettono di condividere sapere e informazioni in maniera più rapida e efficace, non fossero resi accessibili a coloro che sono già economicamente e socialmente emarginati o se contribuissero solo a incrementare il divario che separa i poveri dalle nuove reti che si stanno sviluppando al servizio dell`informazione e della socializzazione umana”.


PAPA: LE NUOVE TECNOLOGIE DI COMUNICAZIONE DONO PER L’UMANITA’

23 Gennaio 2009

(ASCA) – Citta’ del Vaticano, 23 gen – Le ”nuove tecnologie” di comunicazione, da internet ai palmari ai siti di networking, hanno uno ‘’straordinario potenziale”, a patto che vengano usate ”per la comprensione e la solidarieta’ umana”: lo afferma papa Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebrera’ domani. Anzi, per il pontefice, le nuove tecnologie sono ”un vero dono per l’umanita”’.



Il Papa su Google con un proprio canale: discorsi, filmati e news sul Vaticano

18 Gennaio 2009

fonte: Messaggero.it

CITTÀ DEL VATICANO (17 gennaio) – Il Vaticano allestirà su Google un proprio canale con discorsi, immagini, filmati e notizie sul Papa. Il progetto verrà presentato venerdì 23 gennaio in sala stampa vaticana e parteciperann tra gli altri il managing director media solutions di Google Henrique de Castro e il direttore del Centro televisivo vaticano e della Radio vaticana, padre Federico Lombardi.

La prima trasmissione esclusivamente via Internet di un documento pontificio fu fatta sotto il pontificato di Wojtyla nel 2001. Si trattò della Esortazione postsinodale «Ecclesia in Oceania». Con Wojtyla inoltre per la prima volta furono spediti SMS con pensieri papali. Lo scorso luglio invecepapa Ratzinger, in occasione della Giornata mondiale della gioventù di Sydney, inviò un SMS al giorno a tutti i ragazzi iscritti al raduno mondiale dei giovani cattolici.



Lettura consigliata

7 Gennaio 2009

fonte: lastampa.it

Ufficio addio. Oggi si vendono emozioni.


Il modello economico della “generazione Obama” dalla produzione materiale a quella della conoscenza
MARCO BELPOLITI

Federico è stato appena assunto da un’azienda di moda. Ha una laurea in economia e un master in marketing. Conosce tre lingue; è giovane, brillante e disponibile. Gli hanno dato un cellulare e un computer. Lavora in viaggio, a casa, dall’albergo. Quando deve recarsi in azienda – un ufficio a Milano, uno a Roma e una casa-madre in Veneto -, deve prenotare la postazione di lavoro telefonando in anticipo: hoteling. Federico lavora anche il sabato e la domenica, e mantiene i contatti via internet con il suo capo. L’altro giorno gli hanno detto di partire per Hong Kong lunedì; era sabato pomeriggio e si trovava al brunch in un locale sui Navigli. Il numero della prenotazione aerea era nel suo BlackBerry.

La vita di Federico somiglia a quella di migliaia di giovani in Europa come negli Stati Uniti: un nomade del lavoro. Niente più luogo fisso, niente più routine dell’ufficio. Sempre in giro e sempre al lavoro. In effetti, Federico non sa più quando finisca il suo orario di lavoro e quando inizi il tempo libero. Le tecnologie informatiche hanno trasformato il suo lavoro in una sorta di gioco che lo spinge anche nella vita privata a giocare continuamente. Tra un volo e l’altro, un briefing per creare un nuovo prodotto o aprire un negozio, Federico ha creato la sua pagina su Facebook, stabilito nuove amicizie e recuperato vecchie fidanzate e amici smarriti. Tutto sta nel suo computer, e ora anche nel cellulare-palmare che si porta in giro per il mondo.

In un libro brillante e informato, Il biocapitalismo. Verso lo sfruttamento integrale di corpi, cervelli ed emozioni (Bollati Boringhieri, pp. 116, e11,50), Vanni Codeluppi, sociologo dei consumi, ha descritto la vita di Federico e dei suoi coetanei, la loro attività di lavoratori della mente, i cervelli che producono e gestiscono il flusso continuo delle informazioni. Come ci ricorda Jeremy Rikflin, oggi il comparto dei servizi impiega negli Stati Uniti più del 77 per cento della forza lavoro e contribuisce per il 75 al valore aggiunto dell’economia degli Stati Uniti e per più della metà del valore aggiunto dell’economia mondiale. È la «generazione Obama» che negli ultimi vent’anni ha compiuto il salto dall’economia materiale all’economia della conoscenza.

La materia prima del lavoro è oggi la conoscenza; grazie a questa il nostro Federico potrà rendersi indipendente, lo trasformerà in lavoratore autonomo, risparmiando così in contributi e in strutture. Il lavoro in Occidente tende sempre di più a focalizzarsi sulle attività d’ideazione, progettazione, promozione e commercializzazione dei prodotti, ovvero sulle attività di marketing e comunicazione, «e sul loro orientamento verso la ricerca di una relazione con i consumatori». Se negli anni Ottanta la produzione era uscita dalla grande fabbrica per disseminarsi nel territorio, dando vita al cosiddetto «decentramento produttivo» fatto di piccole e piccolissime aziende, da oltre un decennio «i meccanismi capitalistici di produzione del valore si estendono a tutto il tempo e lo spazio sociale». Ovvero, ciò che si produce non sono più oggetti concreti, ma appunto sapere, conoscenza, intelligenza sociale, così che ogni settore della vita pubblica e privata diventa oggetto di consumo a partire dal nuovo bene di cui le aziende di marketing e pubblicità sono golosi: le emozioni.

Non basta infatti più produrre merci – anche merci immateriali – ma bisogna associare ogni merce – computer, cellulare, iPod – a una specifica esperienza emozionale, senza la quale la merce risulta inerte, quasi invendibile. Codeluppi, usando una formula di Michel Foucault, definisce tutto questo biocapitalismo, la nuova forma del modello economico dominante: produrre valore economico usando il corpo come strumento materiale di lavoro e insieme agendo sugli aspetti biologici, mentali, relazionali, affettivi dei singoli individui. In questa trasformazione, in cui noi tutti siamo coinvolti, il passaggio decisivo non è solo quello di mutare ogni lavoratore in imprenditore di se stesso, ma di far diventare il consumatore stesso un produttore.

Michel de Certeau, un geniale storico e antropologo, in un libro preveggente, L’invenzione del quotidiano, aveva spiegato negli anni Ottanta come il consumatore attui una sorta di «lavoro di straforo», un lavoro nascosto, marginale, occasionale e sostanzialmente opportunista. In ogni azione della vita quotidiana, consumo compreso, è nascosta infatti un’attività di discernimento, di scelta, un mormorio invisibile, che riguarda il nostro modo di informarci e informare le «cose» che usiamo. Oggi, scrive Codeluppi, questa attività clandestina del consumatore è intercettata dalle aziende, dalle marche più note, e trasformata in merce. Così che il tempo che dedichiamo per scegliere nel web una macchina fotografica digitale viene incorporato dalle aziende stesse e trasformato in bene di consumo.

Esistono siti in cui si scambiano informazioni sui prodotti, sui pregi e difetti, alimentati dalle aziende stesse, spesso in modo occulto, così che il tempo libero che usiamo per conoscere gli oggetti, sceglierli e acquistarli, diventa un tempo di lavoro utilizzato dalle aziende per produrre e venderci sempre nuovi prodotti. È quello che il futurologo Alvin Toffler definisce il «terzo lavoro» in cui marchi come Lego Mindstorm, Apple iPod e Sony Playstation sono specialisti. A chiudere il cerchio del biocapitalismo, spiega Codeluppi, è il marketing esperienziale ed emozionale il cui motto è: «Non vendiamo un prodotto, ma un’esperienza di consumo».

Ad aprire questa nuova frontiera è stato prima di tutto il cinema, lo star system, poi la neotelevisone, in cui la principale merce è il consumatore stesso. Il carburante con cui funziona il sistema è l’emozione.

L’ideologia contemporanea è quella neoromantica, fondata sulla ricerca di piaceri intensi e di stati d’eccitazione estrema: la ricerca d’esperienze ricche di stimoli da contrapporre alla vita quotidiana percepita come banale, piena di routine e con troppi limiti da rispettare.

Come andrà a finire? Secondo Rifkin la sfera economica sta divorando la sfera culturale, e le stesse relazioni sociali che hanno reso possibile questa medesima economia. Si nutre sempre più di esseri umani per produrre valore, un cannibalismo di cui non si vede ancora la fine.


Perchè il web Marketing non è in crisi

30 Novembre 2008

Fonte: ilgiornale.it

Si tratta di uno dei pochissimi settori che non conoscono crisi. E’ un’opportunità per gli investitori che non amano rischiare e soddisfa le aspettative degli operatori del settore. La pubblicità online, anche in Italia, è in forte crescita e le motivazioni sono da ricercare direttamente nelle caratteristiche che la rendono unica, interattiva e soprattutto dai ritorni misurabili.

Cosa accade quando si pianifica una campagna pubblicitaria in TV? Immagino si analizzi principalmente il target del prodotto/servizio da promuovere. In seguito è necessario individuare quali fasce orarie e trasmissioni godranno presumibilmente dell’attenzione del target di riferimento.

A questo punto la campagna prende il via, lo spot viene visualizzato da decine di migliaia di telespettatori. Alcuni di questi acquisteranno il prodotto/servizio. Al termine della campagna sarà possibile “stimare” quanto l’investimento in pubblicità televisiva è risultato efficace al fine di incrementare fatturato ed utili. Si calcola quindi quanto è costata la pubblicità televisiva per ogni singolo prodotto/servizio venduto e si tirano le somme.

Cosa accade se negli stessi giorni si pianifica anche una campagna sui maggiori quotidiani nazionali o periodici di settore? L’iter dovrebbe esser simile. Si studia il target e si pianifica la strategia più adeguata.

Allo stesso tempo pianifichiamo una campagna di cartelloni 6×3 in giro per le strade italiane.

Tutte le differenti campagne hanno prodotto una certa quantità di vendite. A questo punto, al fine di ottimizzare gli investimenti in pubblicità, dovremmo capire quale delle campagne è risultata maggiormente efficace ed ha prodotto quindi il maggior utile a fronte di un minor costo. A tal fine non potremo fare altro che affidarci ad una stima basata principalmente su dati statistici.

La Pubblicità Online va ben oltre. Chi investe in pubblicità online di qualunque genere è potenzialmente in grado di conoscere l’esatto numero dei potenziali clienti che ha cliccato su un determinato banner o link presente su un particolare portale, anche quando la campagna prevede la promozione su 100 portali differenti. Ciò che è davvero straordinario della pubblicità online è che l’investitore può conoscere con esattezza la provenienza dei visitatori che hanno effettuato un acquisto. Questo è ciò che distingue la pubblicità online dalla tradizionale.

Facciamo un esempio. Immaginate di pianificare una campagna online della durata di un mese pubblicando un banner su 1 portale generalista, 1 link su un portale di settore ed una campagna in pay per click su Google (il vostro sito tra i collegamenti sponsorizzati).

Al termine della campagna sarete potenzialmente in grado di conoscere il numero esatto di visitatori provenienti dal portale generalista e quanti di questi hanno acquistato il prodotto, ed allo stesso modo per il portale di settore e per la campagna in pay per click su Google.

Avrete quindi la possibilità di misurare con precisione quanto ogni fonte è risultata efficace al raggiungimento dell’obiettivo finale. Potrete quindi decidere di orientare gran parte degli investimenti sul sito o iniziativa promozionale online che risulta maggiormente efficace, riducendoli allo stesso tempo sulle campagne a basso rendimento.ù

Vi sarà inoltre possibile conoscere una serie di dati significativi riguardo i vostri nuovi clienti come ad esempio la provenienza geografica.

La misurabilità della pubblicità online offre indubbiamente ottime opportunità di business anche in tempi di crisi, proprio perché rende possibile una “chirurgica” ottimizzazione dei budget.

Alessandro Sportelli


Advertising 2.0: come valutare gli effetti?

14 Novembre 2008

Continuo a leggere articoli e analisi che cercano di fare un quadro sulla situazione contemporanea e suglinetwork scenari futuri dell’ Advertising e in particolare di quello on line.

Google news è inondato di previsioni rosee e di costanti incrementi di fatturato della pubblicità on line. Tutto questo va bene ed è anche fisiologico, nel momento in cui abbiamo di fronte a noi una media nuovo e un terreno per molti versi ancora inesplorato. La bellezza del web è la potenziale assenza di limite alle capacità e alla fantasia e sopratutto, visti i bassi costi di accesso, la possibilità concreta di sperimentare.

Quello che continuo a non capire è il perchè molti si ostinano a voler misurare fenomeni diversi con parametri uguali. Continuo a leggere che nonostate l’incremento di Facebook, Adwords è sempre il più forte.

Questo paragone è improponibile. AdWords è un sistema che ti permette di pubblicare un annuncio pubblicitario nell’esatto momento in cui un utente manifesta una volontà di acquisto o, almeno, un particolare interesse verso un oggetto o un segmento di mercato.

Il marketing sui socialnetworks agisce in modo nettamente diverso. Fare comunità attorno ad un prodotto, dibattere, raccogliere opinioni e informazioni è un’attività di fidelizzazione  e presentazione di un brand o prodotto che sia. Tutto questo vuol dire dare al prodotto una vita parallela con un’autonomia propria il cui ritorno non può essere valutato solo in termini di fatturato prodotto ma di brand awarness generata e di potenziali clienti attratti nel lungo periodo…

Nel mondo di Facebook i cartelloni pubblicitari virtuali in stile AdWord spesso non vengono nemmeno considerati. L’utente che accede non è mentalmente predisposto alla ricerca di contenuti.Cerca persone, stringe alleanza, amicizie, ritrova amici, cerca persone con passioni comuni. Ecco che il brand in questo senso esce dalla porta e può rientrare dalla finestra a patto che sia disposto a modificare la sua forma e accessibilità, che sia disposto ad essere oggetto della comunità, a partecipare alla vita del network e a condividerne prassi e rogole. Tutto questo non ha un valore/prezzo misurabile in pay per click.

Volagratis, motore di ricerca di voli low cost del gruppo Bravofly, ha da un po’ avviato una startegia di comunicazione che utilizza diverse piattaforme di socialnetworking ha recentemente creato una  fan page su Facebook. In piena prospettiva virale offrirà a tutti gli iscritti del suo gruppo un buono sconto al raggiungimento dei 2000 iscritti. Unica condizione il limite temporale. Far si che i propi utenti siano il veicolo stesso del messaggio e non il semplice destinatario. In questo senso il modello Facebook e AdWords potrebbero essere alleati e non concorrenti. Ecco un buon esempio di come Facebook possa essere sfruttato per il consolidamento della brand awareness all’interno di una strategia articolata di medio-lungo termine.

Saluti.

F.


Pubblicità globale.

3 Novembre 2008

Si scrive BootB, si legge: prima “agenzia di pubblicità” in grado di coordinare le migliori creatività esistenti sul Pianeta.

Nata da una grandiosa intuizione di Ludovico Bancale BootB si propone come piattaforma atraverso la quale un’azienda di qualunque parte del mondo può pubblicare un brief dettagliato e dare il via ad una gara di abilità.

Descrizione dettagliata dei risultati che si vogliono ottenere e budget. Questi sono gli indizi iniziali. Per il resto libero sfogo alla voglia di cimentarsi di privati, agenzie e freelance.

Un’agenzia di pubblicità web 2.o che offre l’opportunità di superare  restrizioni geografiche e limite creativo connesso alla decisione di affidare per default il lavoro alla propria agenzia di riferimento.

Non è il primo esperimento di successo fatto in questa direzione. Già Zooppa e The Blog TV hanno intrapreso questo cammino. In questo senso, però, BootB si distingue grazie ad un prevalente orientamento B2B che ha come fine principale il Link tra azienda committente e agenzie di pubblicità.

” Tramite BootB – afferma Bancale in un’intervista rilasciata a Nova, inserto del Sole 24 Ore – tutti i creativi del Pianeta, ovunque si trovino, possono dare soluzione ai brief dei brand più prestigiosi e guadagnare in un giorno decine o addirittura centinaia di migliaia di euro”.


Facebook e Videogame: la campagna elettorale di Obama.

31 Ottobre 2008

Il Brand Obama si aggiudica il prestigioso premio “Marketer of the year“.

Che i toni e la strategia della campagna elettorale di Barak Obama sono innovativi e inusuali rispetto alle consuetudini precedenti è cosa nota e palese. Io stesso ho già parlato di questo in precedenza.

A ratificare tutto questo arriva il premio Marketer of The Year assegnato il 20 ottobre a Barak Obama per la sua eccellente strategia di Marketing e per lo strepitoso uso che ha saputo fare del suo brand. Diciamoci la verità. Barak ormai è nelle case di tutti lo conoscono tutti e a sostenitori e avversari si presenta con una certa familiarità e simpatia. L’ultimo colpo l’ha messo a segno qualche sera fa con una presenza a reti unificate sui maggiorni network degli States in cui ha saputo fare di tutto. E’ stato amico, consolatore e presidente in pectore.

Ma ciò che è stato determinante per l’assegnazione di questo premio a Obama è stata l’attenzione insistente alle nuove tecnologie e ai nuovi media. Obama e il suo staff hanno capito che la partita si gioca li. Che su internet avrebbero incrociato quella fascia di elettori che probabilmente non avrebbe prestato attenzione ai media tradizionali.

Il vero terreno di scontro sono stati web 2.0, blog, Ipt video e social network. Sono 1.300 i video messi su YouTube e 15 i milioni di contatti generati dal canale internet. Lo staff di Obama è una macchina da guerra in termini di comunicazione: decine di giornalisti, operatori tecnici e informatici sono il cuore pulsante della Integrated Marketing Campaign di Obama. La web tv del cadidato democratico, BarakTV, è una fonte inesauribile di interventi, discorsi, commenti e spot. Documenti e stralci tratti dalla sua campagna sono disponibili online a tempo di record ( il tempo massimo è 19 minuti di differenza!!!), quasi in diretta.

Social network: su facebook obama ha 2 milion di supperters e il suo foundrising online gli ha garantito fondi tre volte maggiori di quelli a disposizione di Mc Cain.

Se Maometto non va alla montagna… ecco che Obama capisce che i giovanissimi sono una risorsa inesauribile e lui cosa fa? Product Placement: compra spazi pubblicitari all’interno di un videogioco prodotto dalla Criterion e il suo manifesto è in bella vista ai lati delle strade su cui sfrecciano le auto protagoniste del gioco.

La grande capacità di Obama è stata quella di intercettare la crescente attenzione che il pubblico americano rivolge ad Internet e alle sue forme più innovative. Secondo un recente studio targato Pew Internet & American Life Project il 46% degli americani ha utilizzato internet e email per tenersi informato sugli sviluppi della campagna elettorale, il 35% ha visto i discorsi e gli interventi su YouTube, il 10% ha utilizzato social network, in testa Facebook.

Saluti.

F.


Blog e socialntework: nuove opportunità per la pubblicità on line.

31 Ottobre 2008

Ancora in crescita la capacità dei blog di influenzare e orientare i consumi.

Canali pubblicitari ancora oggetto di uno studio di Jupiter Reserch. In particolare l’attenzione si posa sui canali “indiretti” e sui blog nello specifico. E’ in costante aumento la capacità di orientamento che i blog personali e aziendali esercitano sui consumatori che fanno abitualmente uso di internet per reperire informazioni perima di porcedere all’acquisto.

La ricerca, commissionata da BuzzLogic, monitora il comportamento di 2000 utenti online e paragona l’influenza che su questi ha la pubblicità a mezzo blog e quella veicolata su altri canali, socialnetwork ad esempio.

Il 50% del campione dichiara che gli utenti abituali dei blog cercano proprio qui le informazioni utili all’acquisto di un prodotto. Solo il 15% , però, è soddisfatto dalle informazioni e le considera affidabil. Sono ancora meno quelli che sostengono di fidarsi delle informazioni contenute all’interno di un post per comprare un determinato prodotto.

Ancora poco utilizzati i sistemi di advertising automatici presenti nei socialnetwork. E’ una minoranza, il 10%, quella che li utilizza e di questi solo il 4% afferma di trovarli interessanti o addirittura determinanti per procedere con l’acquisto del prodotto.

Alcune considerzioni:

BLOG: Se è vero che un blog spesso fornisce delle informazioni le cui fonti non  sono verificabili è anche vero che vi sono delle community di appassionati (penso all’informatica, ai motori…) di un determinato settore in cui vi sono fior fior di  cultori che fanno  interventi di altissimo livello. In perfetta ottica 2.0 frequentemente le bufale e le informazioni non attendibili vengono sbugiardate pubblicamente. Se questi blog in molti casi non fungono da impulso finale per l’acquisto certamente contribuiscono alla formazione di un’opinione e di una reputazione (vista dal punto di vista del produttore). Non è un caso che i produttori più lungimiranti offrono ai blogger  più noti la possibilità di provare i propri prodotti in anteprima.

SOCIALNETWORK: Diaciamoci la verità i socialnetwork sono un fenomeno trasversale da pochissimo tempo. Facebook ha visto triplicare i propri iscritt nella rete “italia” solo nelle ultime sei settimane. Fino a qualche tempo fa gli utenti di Xing (ex neurona), LinkedIN, Facebook e similia erano pochi e accomunati dalla volontà di trovare persone con elementi in comune, per lo più elemanti di carattere professionale. Ora che il socialnetwork è un fenomeno di massa è certamente una realtà appetibile da un punto di vista pubblicitario. E’ riduttivo però considerarli solo in virtù dei banner statici che si trovano ai lati della pagina. Il socialnetwork è bello perchè forma comunità e le comunità si formano anche attorno ad un prodotto. Linux, Nutella, Birre varie, Ducati, Mac, Vista… sono tutti gruppi già esistenti su facebook,  ad esempio.

Ecco che la valutazione della portata di un socialnetwork dovrebbe tener presente anche degli effetti indiretti delle comunità interne. In questo modo, a mio avviso, il socialnetwork si colloca a metà strada tra il banner e il blog.

Saluti.

F.


Marketing Open Source

9 Ottobre 2008

Fonte: opensource.it

Più Marketing per Linux. Nasce SpreadLinux.com

di Michele C.Soccio

È stato da poco lanciato SpreadLinux.com, un sito nato allo scopo di spargere la parola su Linux attraverso delle campagne di marketing. Allo stato attuale SpreadLinux non ha molto da offrire, se non un forum e l’invito ad iscriversi per proporre le proprie idee.

Come è facile dedurre, SpreadLinux vuol fare per Linux quello che SpreadFirefox ha fatto e continua a fare per Firefox, ma con una differenza sostanziale. Mentre SpreadFirefox è nato per volontà di Mozilla, SpreadLinux è un’iniziativa privata che nulla ha a che fare con la Linux Foundation o con altre società.

Proprio questo potrebbe essere un neo per SpreadLinux: Linux ha bisogno di spingere con più aggressività sul marketing (chi si ricorda dello slogan IBM “Peace Love and Linux“?) ma iniziative del genere dovrebbero nascere dagli organi ufficiali e tirare in ballo le società coinvolte (leggi “distribuzioni”).

Se Linux deve affermarsi commercialmente non può farlo soltanto grazie all’impegno degli utenti e degli appassionati. Non basta il passaparola: servono anche i soldi.


New Marketing Territoriale

6 Ottobre 2008

Sorrentini di nascita, di adozione, per odio o per passione UNITEVI!

Fino al 31 dicembre 2008 avete l’opportunità di raccontare quello che provate per questo piccolo angolo di paradiso sulla web tv www.miasorrento.it o sulla TV user generated content The Blog TV.

Da tempo ormai i pionieri della comunicazione guidati da Bruno Pellegrini (fondatore di The Blog TV) hanno messo su un vero e proprio palinsesto creato interamente con in contenuti degli utenti stassi.

A questo si aggiunge lo User Generated Advertising: una grandiosissima forma di pubblicità virale che attiva una vera e propria gara  tra gli utenti. Una sfida a chi meglio saprà interpretare il brief dell’azienda committente…


Googlizzazione

30 Settembre 2008

Fonte: MyMarketing.net

Devo acquistare? Prima cerco su Google
28/9/2008

Una volta erano i consigli di amici e parenti. Poi è arrivata la pubblicità. Oggi c’è Internet, e in particolare i motori di ricerca, ad influenzare i nostri acquisti.
Come? Consentendoci di poter trovare facilmente e velocemente quelle informazioni – quanto più possibilmente aggiornate – sulle quali poi baseremo la nostra scelta. Il tutto attraverso un computer connesso al Web o, per chi è già un passo più avanti, attraverso un cellulare o uno smartphone col quale surfare su Internet.

Che poi queste informazioni risultino decisive lo conferma anche l’edizione 2008 della survey Gli Italiani ed i motori di ricerca (che si può richiedere gratuitamente alla pagina http://www.sems.it/sems-motori-acquisti-2008.htm),  commissionata dalla search marketing agency SEMS (www.sems.it) ad OTO Research (www.otoresearch.it).
Stando infatti alle risposte dei 1.500 intervistati, rappresentativi dell’utenza italiana online, i motori di ricerca non soltanto sono lo strumento più efficace per trovare informazioni in Rete (95% degli intervistati), ma sono ormai consultati con assiduità prima di un acquisto dall’83% degli italiani online, indipendentemente dal valore di ciò che si vuole acquistare e dal canale di acquisto (online o sul territorio). E 9 su 10 tra costoro hanno poi effettivamente deciso cosa acquistare sulla base delle informazioni trovate nei motori.
Gli italiani sono Googledipendenti, quindi? Sempre stando alla survey, il termine è abbastanza calzante, visto che il motore di ricerca fondato solo 10 anni fa da Brin e Page è il preferito (e quasi sempre l’unico usato) dall’86% degli italiani online. Per trovare il secondo in questa graduatoria occorre scendere al 5% di Virgilio… un vero e proprio abisso.

Di anno in anno non cresce soltanto il numero di utenti che, avvicinatisi al web, iniziano a cercare nei motori, ma anche (e soprattutto) la quantità di ricerche che ogni utente svolge: utilizzano una o più volte al giorno un motore ben l’88% degli utenti. Da notare come cresca l’utilizzo dei search engines anche come strumento di approfondimento per notizie, prodotti, persone visti su altri media: il 71% approfondisce nei motori cose lette su giornali o riviste; il 59% cose viste in televisione; il 36% cose sentite alla radio; il 34% cose viste per strada.
Quando cercano in vista di un acquisto, gli utenti prestano particolare attenzione alla presenza del sito di brand noti tra le pagine di risultati; da una parte il vedere marchi noti rassicura le persone; dall’altra, per le aziende, il comparire tra i risultati frutto dell’algoritmo del motore rafforza nell’utente la percezione di quell’azienda come leader del settore. E proprio i contenuti istituzionali (es. schede prodotto) pubblicati sui siti delle aziende produttrici sono, secondo gli italiani intervistati, il tipo di contenuto che, trovato attraverso i motori, influenza maggiormente la decisione d’acquisto. Molto più, ad esempio, dei commenti sui siti di comparazione, delle prove tecniche su siti specializzati o dei post sui blog, contenuti che trovano sempre più spazio su Google & Co.
Ma quali sono i prodotti che gli italiani acquistano più frequentemente “influenzati” dai motori? Prodotti elettronici (58%), telefonia ed accessori (58%), viaggi (52%) e libri (51%) guidano una graduatoria dalla coda molto lunga, visto i motori fanno ormai parte del processo d’acquisto sia nel B2C che nel B2B.
Solo il 20% degli acquisti si è concretizzato immediatamente dopo la ricerca. Il restante 80%  ha preferito svolgere altri approfondimenti o rimandare ad un altro momento (e/o ad un’altra postazione, es. il computer di casa per chi ha cercato in ufficio) l’acquisto. Un problema, questo, per il tracking delle campagne online che spesso non viene considerato in fase di analisi dei risultati.
La carta di credito prepagata si conferma anche in questa ricerca come il sistema di pagamento preferito dagli italiani per gli acquisti dopo una ricerca (37%); segue la carta di credito tradizionale (30%, in forte calo rispetto al 2007) ed i sistemi alternativi come PayPal (17%).

Vista la situazione attuale, quali potrebbero essere gli scenari futuri? Una delle ipotesi che giù oggi stanno andando concretizzandosi è quella del mobile search, la ricerca da dispositivi mobili quali cellulari e smartphone. Finora il grande limite nell’utilizzo dei motori utilizzo era dovuto alla necessità di avere un computer collegato alla Rete per poter cercare. Ma la grande diffusione popolare che stanno conoscendo sia i cellulari abilitati alla navigazione in Rete che i cosiddetti smartphone (il più noto è lo iPhone) accelererà ed agevolerà l’utilizzo dei motori, addirittura all’interno degli stessi negozi.
I consumatori vogliono infatti essere sempre più protagonisti attivi delle loro decisioni d’acquisto, non vogliono più basarsi unicamente sugli stimoli indotti dalla pubblicità; i motori soddisfano appieno la loro ‘sete di informazioni” offrendo facile e rapido accesso non soltanto ali dettagli sui prodotti, ma anche ai commenti ed alle recensioni che altri consumatori fanno di questi. Il processo che porta ad un acquisto cambierà quindi nei prossimi anni, sempre più “web & search oriented”. Le aziende faranno bene a tenerne conto nel pensare le loro strategie per il futuro.

Marco Loguercio


Viral Renault

11 Settembre 2008

Donne e motori? qualcuno ha preso una sbandata. Simpatico viral Renault:


Google Chrome

10 Settembre 2008

Carissimi,

vi scrivo dal nuovo browser che ho installato sul mio pc. Di recente avevo installato l’ultima versione di Mozzilla Firefox. Mi piace molto. Uso anche Explorer, anche se mi sta antipaticissimo… Beh oggi ho dato al benvenuto a Chrome. Chi? Chrome, Google Chrome! Ebbene si l’allegra famigliola di Google non mette mai le cervella a riposo e sforna continuamente nuove idee per offrire ai suoi utenti piccole soluzioni all’utilizzo quotidiano del pc. Chrome è il nuovo browser. Dalla grafica carina, più pulito e con pochissimi pulsanti dai quali puoi gestire parecchie funzioni utili. Molto sfiziosa la schermata iniziale che ti offre diversi riquadri con l’anteprima dei siti internet più cliccati. In alternativa c’è la cronologia tradizionalmente intesa. Attenzione però, a quest’ultima si accede dai comandi alla destra dello schermo. Non fate come me… altrimenti andate al manicomio e alla fine vi date dell’idiota.

La barra degli indirizzi funge anche da toolbar del motore di ricerca predefinito che, contrariamente a quanto pensano i più maligni, potete impostare a vostro piacimento. Quindi se volete potete anche usare Lycos all’interno di Chrome.

La cosa bella è che, come nel caso di Firefox, Chrome è gratis e free ergo nessuno vi manderà aggiornamenti a tradimento che verificano l’autenticità del software. La privacy certo lascia un po’ a desiderare… mettiamo che voi (come me) usiate Google anche per cercare qualunque cosa compreso quello che avete mangiato a cena, mettiamo che abbiate (come me) una casella di posta elettronica Gmail e mettiamo che anche voi (come me) stiate usando Chrome per navigare in Internet… beh diciamo che i nostri Gfriend nella Silicon Valley sanno tutto su di noi, Quello che scriviamo, chello che cerchiamo, i siti che visitiamo e, nel mio caso, anche quello che mangio a cena. Tutto questo andrà a costituire una fantastica banca dati profilatissima per pubblicità su misura.

Molti muovono questa critica. Ma mettiamo che voi usiate Explorer, Hotmail e Live Search. Come la mettiamo? stesso problema.

La verità è che è comodissimo poter gestire dalla stessa interfaccia più funzioni. Google lo ha capito e per questo studia continuamente nuovi strumenti da implementare sul motore di ricerca e direttamante sul desktop del PC. Ah dimenticavo… potete creare un accesso diretto dal desktop alla vostra mail senza aprire il browser grazie ad una funzione che crea delle scorciatoie per i siti più utilizzati.

Beh comunque provarlo non nuoce alla salute, tanto è gratis.

Un’ultima cosa: ho tralasciato tutte le critiche che accusano Google di aver messo in circolazione un programma con delle falle. E’ naturale che sia così. La mia generazione è cresciuta nutrendosi delle finestre di errore di Windows e dei suoi derivati. C’è addirittura chi ha messo in commercio un sistema operativo a tratti inutilizzabile a causa delle sue falle (ogni riferimento a fatti, cose, luoghi o persone è puramente casuale). Chrome in in una fase beta (lo dice anche il nome), chi lo usa sa ch può avere qualche noia.

Saluti

F.