Ecco l’auto dell’Ikea Una low cost da pubblicità

30 Marzo 2009

fonte: repubblica.it

autore: Vincenzo Borgomeo

Ikea entra nel mondo dell’auto low cost. La notizia, clamorosa, sta già facendo il giro del mondo perché l’annuncio èikea-auto ufficiale e perché, per l’occasione, è stato anche aperto un sito web all’indirizzo http://www.roulez-leko.com con tanto di conto alla rovescia per il debutto della macchina, per ora avvolta da un telo. Il problema è uno solo: la data del debutto è fissata in pratica per il primo aprile… Ma non si tratta di uno scherzo perché la macchina esiste davvero, anche se non sarà in vendita: l’idea è tutta della filiale francese dell’Ikea che per la prossima campagna pubblicitaria si appresta a lanciare proprio una vettura, simboleggiando così in quest’auto “del futuro” tutti i contenuti dei mobili Ikea.


.tel : la nuova veste dei biglietti da visita

10 Marzo 2009

Sintetizzare le informazioni. Rendere facimente accessibili i propri contatti e i propri riferimenti.

Questa è la razio che sta alla base dei domini .tel che solitamente hanno la forma di www.nomecognome.tel .

L’aspetto sarà di un minisito a tutti gli effetti. Una pagina personale in cui l’utente può inserire tutti i prori contatti: telefono, mail, blog, breve descrizione delle proprie attività, facebook, skype… e similia.

Sarà disponibile ufficialmente dal 24 marzo ma i grandi nomi sono già stati prenotati. Quindi se qualcuna di voi avrà in mente di comprare angiolinajolie.tel … sappià che è stato già prenotato.

Costo dell’operazione? 20 euro annui circa.

Saluti.

F.


Relish:pubblicità porno soft ma per chi?

30 Gennaio 2009

Leggo su Repubblica.it un articolo che parla dell’ennesima “campagna shock”, come sono soliti definirle i giornalisti…

relish

Si tratta della campagna pubblicitaria del brand Relish, “leader in europa”  come dice la descrizioni del sito internet su google.

Si tratta di una campagna bella, elegante, dalla cratività innovativa e originale. Due donzelle ben cosciute e tettue vengono fermate ad un posto di blocco e sono vittime (compiaciute) di una perquisizione “pop porno” accurata ad opera di due agenti sono a metà strada tra Mike Tyson e un attore di Gomorra. Poi se volete carpire i segreti di questi strateghi della comunicazione e del marketing  andate a farvi una passeggiata sul sito (che non linko volutamente e che in quanto a comunicatività è peggio dei manifesti…) e andatevi a vedere il backstage…

Complimenti, bella davvero.

Mi chiedo chi siano gli interlocutori di queste campagne. Cioè… non credo che la mia ragazza si senta coinvolta o immedesimata da questa pubblicità.Nemmeno la giovane donna in carriera e manco la pin-up.Non c’è identificazione. Forse questa pubblicità intercetta di più fantasie maschili. Se così è, con quale risultato? resto dubbioso…

A questo punto devo pensare che l’unica leva su cui contano è la compiacenzaq di qualche giornalista che si presta a scrivere titoli idioti sul genere… “Campagna shock” e che fa a chiedere il parere al sindaco Iervolino sulla faccenda (come se Rosetta non avesse altro a cui pensare).  Ma campagna shock de che? de chi?


Spotanatomy premia il peggio delle pubblicità italiane

28 Gennaio 2009
I lettori del blog hanno scelto una campagna di Oliviero Toscani per Inail per gli SWAA (Spotanatomy Worst Advertising Awards).
toscani1

Spotanatomy premia il peggio delle pubblicità italiane I lettori del blog hanno scelto una campagna di Oliviero Toscani per Inail per gli SWAA (Spotanatomy Worst Advertising Awards). Il blog Spotanatomy (www.spotanatomy.info), dedicato al mondo della pubblicità e parte del network di nano-publishing Communicagroup (communicagroup.libero.it), ha lanciato all’inizio di dicembre la nuova edizione degli SWAA (Spotanatomy Worst Advertising Awards). Si tratta di un contest dedicato alle peggiori pubblicità segnalate dai lettori del blog nel corso del 2008. Ieri mattina sono stati pubblicati i risultati definitivi del concorso ‘virtuale’, che ha visto la vittoria di una campagna ad opera di Oliviero Toscani (http://spotanatomy.libero.it/2009/swaa-2008-il-vincitore/) per Inail. Secondo posto a pari merito per un manifesto a sostegno della candidatura di Milly D’Abbraccio alle elezioni amministrative di Roma e per un video virale dell’Aquafan di Riccione (‘Maschere’). Al terzo posto due annunci stampa di Mercedes Classe E e Morellato.


Lettura consigliata

7 Gennaio 2009

fonte: lastampa.it

Ufficio addio. Oggi si vendono emozioni.


Il modello economico della “generazione Obama” dalla produzione materiale a quella della conoscenza
MARCO BELPOLITI

Federico è stato appena assunto da un’azienda di moda. Ha una laurea in economia e un master in marketing. Conosce tre lingue; è giovane, brillante e disponibile. Gli hanno dato un cellulare e un computer. Lavora in viaggio, a casa, dall’albergo. Quando deve recarsi in azienda – un ufficio a Milano, uno a Roma e una casa-madre in Veneto -, deve prenotare la postazione di lavoro telefonando in anticipo: hoteling. Federico lavora anche il sabato e la domenica, e mantiene i contatti via internet con il suo capo. L’altro giorno gli hanno detto di partire per Hong Kong lunedì; era sabato pomeriggio e si trovava al brunch in un locale sui Navigli. Il numero della prenotazione aerea era nel suo BlackBerry.

La vita di Federico somiglia a quella di migliaia di giovani in Europa come negli Stati Uniti: un nomade del lavoro. Niente più luogo fisso, niente più routine dell’ufficio. Sempre in giro e sempre al lavoro. In effetti, Federico non sa più quando finisca il suo orario di lavoro e quando inizi il tempo libero. Le tecnologie informatiche hanno trasformato il suo lavoro in una sorta di gioco che lo spinge anche nella vita privata a giocare continuamente. Tra un volo e l’altro, un briefing per creare un nuovo prodotto o aprire un negozio, Federico ha creato la sua pagina su Facebook, stabilito nuove amicizie e recuperato vecchie fidanzate e amici smarriti. Tutto sta nel suo computer, e ora anche nel cellulare-palmare che si porta in giro per il mondo.

In un libro brillante e informato, Il biocapitalismo. Verso lo sfruttamento integrale di corpi, cervelli ed emozioni (Bollati Boringhieri, pp. 116, e11,50), Vanni Codeluppi, sociologo dei consumi, ha descritto la vita di Federico e dei suoi coetanei, la loro attività di lavoratori della mente, i cervelli che producono e gestiscono il flusso continuo delle informazioni. Come ci ricorda Jeremy Rikflin, oggi il comparto dei servizi impiega negli Stati Uniti più del 77 per cento della forza lavoro e contribuisce per il 75 al valore aggiunto dell’economia degli Stati Uniti e per più della metà del valore aggiunto dell’economia mondiale. È la «generazione Obama» che negli ultimi vent’anni ha compiuto il salto dall’economia materiale all’economia della conoscenza.

La materia prima del lavoro è oggi la conoscenza; grazie a questa il nostro Federico potrà rendersi indipendente, lo trasformerà in lavoratore autonomo, risparmiando così in contributi e in strutture. Il lavoro in Occidente tende sempre di più a focalizzarsi sulle attività d’ideazione, progettazione, promozione e commercializzazione dei prodotti, ovvero sulle attività di marketing e comunicazione, «e sul loro orientamento verso la ricerca di una relazione con i consumatori». Se negli anni Ottanta la produzione era uscita dalla grande fabbrica per disseminarsi nel territorio, dando vita al cosiddetto «decentramento produttivo» fatto di piccole e piccolissime aziende, da oltre un decennio «i meccanismi capitalistici di produzione del valore si estendono a tutto il tempo e lo spazio sociale». Ovvero, ciò che si produce non sono più oggetti concreti, ma appunto sapere, conoscenza, intelligenza sociale, così che ogni settore della vita pubblica e privata diventa oggetto di consumo a partire dal nuovo bene di cui le aziende di marketing e pubblicità sono golosi: le emozioni.

Non basta infatti più produrre merci – anche merci immateriali – ma bisogna associare ogni merce – computer, cellulare, iPod – a una specifica esperienza emozionale, senza la quale la merce risulta inerte, quasi invendibile. Codeluppi, usando una formula di Michel Foucault, definisce tutto questo biocapitalismo, la nuova forma del modello economico dominante: produrre valore economico usando il corpo come strumento materiale di lavoro e insieme agendo sugli aspetti biologici, mentali, relazionali, affettivi dei singoli individui. In questa trasformazione, in cui noi tutti siamo coinvolti, il passaggio decisivo non è solo quello di mutare ogni lavoratore in imprenditore di se stesso, ma di far diventare il consumatore stesso un produttore.

Michel de Certeau, un geniale storico e antropologo, in un libro preveggente, L’invenzione del quotidiano, aveva spiegato negli anni Ottanta come il consumatore attui una sorta di «lavoro di straforo», un lavoro nascosto, marginale, occasionale e sostanzialmente opportunista. In ogni azione della vita quotidiana, consumo compreso, è nascosta infatti un’attività di discernimento, di scelta, un mormorio invisibile, che riguarda il nostro modo di informarci e informare le «cose» che usiamo. Oggi, scrive Codeluppi, questa attività clandestina del consumatore è intercettata dalle aziende, dalle marche più note, e trasformata in merce. Così che il tempo che dedichiamo per scegliere nel web una macchina fotografica digitale viene incorporato dalle aziende stesse e trasformato in bene di consumo.

Esistono siti in cui si scambiano informazioni sui prodotti, sui pregi e difetti, alimentati dalle aziende stesse, spesso in modo occulto, così che il tempo libero che usiamo per conoscere gli oggetti, sceglierli e acquistarli, diventa un tempo di lavoro utilizzato dalle aziende per produrre e venderci sempre nuovi prodotti. È quello che il futurologo Alvin Toffler definisce il «terzo lavoro» in cui marchi come Lego Mindstorm, Apple iPod e Sony Playstation sono specialisti. A chiudere il cerchio del biocapitalismo, spiega Codeluppi, è il marketing esperienziale ed emozionale il cui motto è: «Non vendiamo un prodotto, ma un’esperienza di consumo».

Ad aprire questa nuova frontiera è stato prima di tutto il cinema, lo star system, poi la neotelevisone, in cui la principale merce è il consumatore stesso. Il carburante con cui funziona il sistema è l’emozione.

L’ideologia contemporanea è quella neoromantica, fondata sulla ricerca di piaceri intensi e di stati d’eccitazione estrema: la ricerca d’esperienze ricche di stimoli da contrapporre alla vita quotidiana percepita come banale, piena di routine e con troppi limiti da rispettare.

Come andrà a finire? Secondo Rifkin la sfera economica sta divorando la sfera culturale, e le stesse relazioni sociali che hanno reso possibile questa medesima economia. Si nutre sempre più di esseri umani per produrre valore, un cannibalismo di cui non si vede ancora la fine.


azione punitIVA

1 Dicembre 2008

Sembra davvero folle l’idea di raddoppiare l’aliquota IVA sulle pay-tv. Stavolta quelli di SKY hanno tutte lesky ragioni di questo mondo. Ormai la TV generalista non si può più guardare e molto spesso la copertura del segnale è carente. Non resta che affidarsi al satellite per poter guardare qualcosa di decente e dignitoso. Allora giustamente cosa si fa? Si penalizza uno dei settori economici che negli ultimi anni, in controtendenza alla crisi, ha continuato a crescere e creare posti di lavoro. Il rifugio di chi si concede una partita la domenica, non potendo andare allo stadio la domenica.

Perchè non aumentare le tasse sui SUV superingombranti o sulle superbarche superinquinanti?

Misteri tutti italiani.

Saluti

F.


Pubblicità globale.

3 Novembre 2008

Si scrive BootB, si legge: prima “agenzia di pubblicità” in grado di coordinare le migliori creatività esistenti sul Pianeta.

Nata da una grandiosa intuizione di Ludovico Bancale BootB si propone come piattaforma atraverso la quale un’azienda di qualunque parte del mondo può pubblicare un brief dettagliato e dare il via ad una gara di abilità.

Descrizione dettagliata dei risultati che si vogliono ottenere e budget. Questi sono gli indizi iniziali. Per il resto libero sfogo alla voglia di cimentarsi di privati, agenzie e freelance.

Un’agenzia di pubblicità web 2.o che offre l’opportunità di superare  restrizioni geografiche e limite creativo connesso alla decisione di affidare per default il lavoro alla propria agenzia di riferimento.

Non è il primo esperimento di successo fatto in questa direzione. Già Zooppa e The Blog TV hanno intrapreso questo cammino. In questo senso, però, BootB si distingue grazie ad un prevalente orientamento B2B che ha come fine principale il Link tra azienda committente e agenzie di pubblicità.

” Tramite BootB – afferma Bancale in un’intervista rilasciata a Nova, inserto del Sole 24 Ore – tutti i creativi del Pianeta, ovunque si trovino, possono dare soluzione ai brief dei brand più prestigiosi e guadagnare in un giorno decine o addirittura centinaia di migliaia di euro”.


Street View: girare per la città in compagnia di Google

1 Novembre 2008

Si chiama Street View, l’ha sviluppata Google, è l’evoluzione naturale di Google Maps, e permette di esplorare, navigare, scoprire, visitare, attraverso il pc e il cellulare (Blackberry e telefoni abilitati Java) la città al livello della strada. Arriva oggi in Italia, dopo avere avuto un battesimo di successo negli States, in Australia, Giappone, e sono già visibili Milano, Firenze, Roma, Como e dintorni lacustri. Un programma adatto per pigri (si girano vie e piazze di belle città comodamente seduti sul divano) o per turisti incalliti. Già, perché con Street View si arriva dappertutto: al civico di un amico, al luogo prescelto per un appuntamento, al negozio alla moda, al ristorante citato dalla guida (con un clic si può anche prenotare), al Colosseo e al Cenacolo. Con il vantaggio che si vede, preventivamente o mentre si cammina, il contesto, tutto quello che c’è attorno. Non c’è nemmeno bisogno di inserire il punto da cui si parte, perché il sistema segnala la posiziona in automatico. Per accedere alle immagini, basta selezionare il pulsante “Steet View” su Google Maps, fare clic sull’icona a forma di macchina fotografica visualizzata sopra la città prescelta, e fare zoom. Ci si può spostare in avanti e indietro lungo strade e piazze, e ruotare la visuale di 360 gradi, o guardare anche dall’alto la zona dove si è diretti grazie a immagini satellitari. A proposito, ci sono già alcuni esempi di implementazioni già operanti nel segmento business. La Regione Toscana, per esempio, che cerca di supportare la meglio il turista e, perché no, i residenti; e Tecnocasa, che offre al possibile acquirente ulteriori elementi riguardo l’immobile a cui è interessato, come, appunto, il contesto; e TvTrip, che permette al suo cliente di visitare in anticipo ad altezza d’uomo i dintorni dell’albergo prescelto. Però, pensate a quali e quante applicazioni possibili: per le scuole, lezioni di storia e geografia, nonché gite virtuali; per le aziende, controllo preventivo della zona in cui si vorrebbe trasferire l’ufficio, delle location per azioni pubblicitarie e di marketing, per gli editori (l’ha già fatto Cnn) l’incorporazione delle immagini sui propri siti per mostrare i luoghi di un determinato servizio; per i servizi di emergenza, che possono vedere in anteprima la zona verso la quale devono dirigersi, ecc. E la privacy? Garantita al massimo, assicura Google. Infatti, le immagini girate nelle città e poi elaborate al computer per essere utilizzate su Google Maps, contengono ovviamente i volti di tante persone; ebbene una sofisticata tecnologia offusca i volti (e le targhe delle macchine) in modo tale da non poter essere identificati. Nel caso deprecabile che un utente si riconosca, basta linkare “Guida di Street View” e seguire le istruzioni per segnalare l’anomalia.

Pino Fondati


Facebook e Videogame: la campagna elettorale di Obama.

31 Ottobre 2008

Il Brand Obama si aggiudica il prestigioso premio “Marketer of the year“.

Che i toni e la strategia della campagna elettorale di Barak Obama sono innovativi e inusuali rispetto alle consuetudini precedenti è cosa nota e palese. Io stesso ho già parlato di questo in precedenza.

A ratificare tutto questo arriva il premio Marketer of The Year assegnato il 20 ottobre a Barak Obama per la sua eccellente strategia di Marketing e per lo strepitoso uso che ha saputo fare del suo brand. Diciamoci la verità. Barak ormai è nelle case di tutti lo conoscono tutti e a sostenitori e avversari si presenta con una certa familiarità e simpatia. L’ultimo colpo l’ha messo a segno qualche sera fa con una presenza a reti unificate sui maggiorni network degli States in cui ha saputo fare di tutto. E’ stato amico, consolatore e presidente in pectore.

Ma ciò che è stato determinante per l’assegnazione di questo premio a Obama è stata l’attenzione insistente alle nuove tecnologie e ai nuovi media. Obama e il suo staff hanno capito che la partita si gioca li. Che su internet avrebbero incrociato quella fascia di elettori che probabilmente non avrebbe prestato attenzione ai media tradizionali.

Il vero terreno di scontro sono stati web 2.0, blog, Ipt video e social network. Sono 1.300 i video messi su YouTube e 15 i milioni di contatti generati dal canale internet. Lo staff di Obama è una macchina da guerra in termini di comunicazione: decine di giornalisti, operatori tecnici e informatici sono il cuore pulsante della Integrated Marketing Campaign di Obama. La web tv del cadidato democratico, BarakTV, è una fonte inesauribile di interventi, discorsi, commenti e spot. Documenti e stralci tratti dalla sua campagna sono disponibili online a tempo di record ( il tempo massimo è 19 minuti di differenza!!!), quasi in diretta.

Social network: su facebook obama ha 2 milion di supperters e il suo foundrising online gli ha garantito fondi tre volte maggiori di quelli a disposizione di Mc Cain.

Se Maometto non va alla montagna… ecco che Obama capisce che i giovanissimi sono una risorsa inesauribile e lui cosa fa? Product Placement: compra spazi pubblicitari all’interno di un videogioco prodotto dalla Criterion e il suo manifesto è in bella vista ai lati delle strade su cui sfrecciano le auto protagoniste del gioco.

La grande capacità di Obama è stata quella di intercettare la crescente attenzione che il pubblico americano rivolge ad Internet e alle sue forme più innovative. Secondo un recente studio targato Pew Internet & American Life Project il 46% degli americani ha utilizzato internet e email per tenersi informato sugli sviluppi della campagna elettorale, il 35% ha visto i discorsi e gli interventi su YouTube, il 10% ha utilizzato social network, in testa Facebook.

Saluti.

F.


Il cielo sopra Pescara.

28 Ottobre 2008

Accade a Pescara.

Un palloncino strano, un UFO, insomma qualcosa di strano. Beh certo non è da tutti aprire la finestra e vedere sopra la propria città svolazzare oggetti strani e non meglio identificati. Via… spazio alla fantasia e alle molteplici interpretazioni, chi più ne ha più ne metta.

I più zelanti hanno anche telefonato al quotidiano locale per capirci meglio e per “passare” la notizia. Insomma teniamo d’occhio la situazione che qui non si sa nulla. Va a finire che uno di questi oggetti strani si avvicina finalmente il suolo ma durante la manovra di atterraggio si impiglia fra i rami di un albero…

Ne analizziamo la composizione con cautela nel timore che qualche forma di vita aliena fuoriesca da questo involucro bianco mandato dal cielo. Dalle prime analisi ci rendiamo conto che l’oggetto è inabitato ma, sopratutto, è innocuo. Trattasi di massa al momento amorfe principalmente costituita da schiuma.

Scattano le indagini e in poco tempo ll’allarme rientra e giungiamo ad una spiegazione concreta: siamo davanti ad un evidente caso di Flogos. Cos’è un Flogo? E’ la nuova frontiera della pubblicità aerea. Altro non è che la schiumosa riproduzione di una determinata figura o brand, o scritta o quello che vuoi. Il tutto è fatto con l’utilizzo di gas leggeri come l’elio (hai presente quel gas che quando lo ingoi come un idiota ti fa fare la voce tipo ciribiribì Kodak…) che permettono di fare svolazzare la forma.

Beh forse è molto più economico ed ecologico del noleggiare un aereo per far svolazzare il proprio brand su e giù per le spiagge…

Saluti.

F.


Indici di Gradimento

30 Luglio 2008
Riporto un articolo trovato sul blog The LGBT Crew:

Lesbiche e gay: come recepiamo la pubblicità?

Secondo un’indagine condotta negli USA la pubblicità su TV, Stampa e Web influenza diversamente le considerazioni d’acquisto di lesbiche e gay rispetto a quelle degli eterosessuali.

Anche se la percentuale maggiore di gay e lesbiche riscontra che la pubblicità mostra raramente le persone GLBT, le lesbiche ed i gay hanno una più alta tendenza che i non GLBT ad ammettere che le advs, specialmente quelle su tv o su magazines, possono motivarle per valutare la possibilità di comprare un prodotto pubblicizzato.

Per quanto concerne i magazines, ben il 21% si dice motivato all’acquisto dalle pubblicità mostrate rispetto al 16% degli etero.

Per gli spot televisivi, il 12% vs l’8% degli etero.

Secondo la Commercial Closet Association, più di un terzo delle aziende incluse nella Fortune 100 hanno sviluppato campagne di marketing e comunicazione che parlano a o includono le lesbiche ed i gay.

lo studio conferma che lesbiche e gay sono più propensi a rispondere ai messaggi pubblicitari, specialemente se questi sono sensibili e rispettosi dei loro bisogni e della loro identità.

Entrambi i gruppi lesbiche/gay e non-gay esprimono il disturbo generato dai pop-up.
Più significativamente, lesbiche e gay ritengono che le pubblicità su stampa e televisione forniscono “le informazioni che possono usare” (20% vs 15% dei etero).
Quasi un terzo (32%) dei gays e delle lesbiche pensa che gli annunci sui magazines siano informativi (vs 28% delgi etero).

Risposte simili all’utilità delle informazioni trovata on-line vengono date da entrambe i gruppi.

Lesbiche e gay sentono meno che i consumatori etero la pubblicità come “noiosa”.
Quasi la metà (47%) dei gays e delle lesbiche, inoltre, dichiara di credere maggiormente alle marche veicolate sui media gay, come i giornali o i periodici GLBT anche se il 23 per cento dei gay e delle lesbiche non è d’accordo con questa dichiarazione.