Quegli orrori disegnati in nome del marketing

6 Dicembre 2008

Fonte: Il Tempo

Marketing, cosa non si fa per te. Colori stravolti e loghi ridisegnati che mettono a dura prova la pazienza dei tifosi stravolgendo la cosa che amano di più, la maglia. Un sentimento puro che li spinge spesso a guardare male quelle che non rispettano la tradizione o che sono veri e propri obbrobri, come ad esempio le maglie a strisce orizzontali grigio-nere con cui l’Inter vinse la Coppa Uefa 1997-98.

Per giustificarle si disse che erano un omaggio alle gomme dello sponsor, del quale ricordavano i segni lasciati sull’asfalto.
Male fu vista anche quella tutta nera con la quale nel 1990 la Juve sostituì la sua storica seconda maglia gialla o blu.foto03 Chi disse che portava sfiga ebbe ragione, perché in quella stagione la squadra di Maifredi non si qualificò per le coppe europee dopo decenni.
Alla Fiorentina della prima metà degli anni ‘80 il marketing impose la revisione della maglia (viola con colletto rosso) e del logo (un giglio stilizzato all’interno di un grosso cerchio sul petto).
Un’operazione simile a quelle fatte dalla Roma di Anzalone nel 1978 (col lupetto al posto della Lupa e la maglia «a ghiacciolo» della Pouchain) e dalla Lazio subito dopo, quando sostituì la piccola aquila che regge lo scudo biancoceleste, con quella grande e stilizzata su tutto il petto. Un motivo che si trovava anche sulla seconda maglia dell’82-83, tutta verde con aquila e colletto bianchi. Più che la Lazio sembrava l’Avellino!
Ma per lo sponsor c’è stata anche una Lazio giallorossa. Fu quella che vinse la Coppa delle Coppe nel 1999 con una maglia gialla con spalline nere e logo Del Monte. Che dire poi di quella tutta rossa con banda blucerchiata indossata dalla Sampdoria nella seconda metà degli anni ‘80? Bruttissima e antistorica, così come quella blu notte con spalline giallorosse messa dalla Roma sconfitta a Montecarlo il 18 marzo 1992. Portò male e non fu più indossata.
A proposito di Roma vanno poi ricordate quella stile «palio di Siena» della Champions 2001-02, le due verdi del 1995-96 e 2005-06 e quella bianca con una sorta di cravattino al collo simile ad un pigiama sempre del 2005-06.
Ma una delle più brutte della sua storia resta quella nera con righe giallonere sulla schiena del 1997-98. Inguardabile!
Le ragioni del marketing, però, non sono state sempre accettate passivamente. Una decina di anni fa la ditta che forniva le maglie al Genoa decise di inserire una righina bianca tra i classici spicchi rossoblu della maglia e la tifoseria insorse promettendo di non acquistarne neanche una. Dopo poche partite le nuove casacche vennero abbandonate per far ritorno alle divise tradizionali, solo rossoblu, che poi non sono state più cambiate. Da quel momento, prima di commissionare la maglia per la nuova stagione, il Genoa sonda sempre i tifosi per conoscere il loro gradimento sul prodotto.

Franco Bovato


dello sport e dei suoi derivati (parte terza)

23 Giugno 2008

forza, tenacia, affidabilità, spirito di squadra.

Ecco i valori che IVECO vuole trasmettere con gli All Blacks.

fate un passaggio su:

www.allblacks.iveco.com

di seguito lo spot che sta passando in questi giorni:


Dello sport e dei suoi derivati

19 Giugno 2008

Quanti di voi conoscevano il brand New Holland prima che questo comparisse sulle maglie della Juventus?

Beh ammetto di essere tra quelli che vivevano nella più completa ignoranza di chi fossero questi signori che ora so appartenere al Gruppo Fiat, settore veicoli agricoli e mezzi da lavoro.

Piccolo esempio, questo, di come sia determinante – in certi casi - associare il proprio brand ad una realtà che offre la massima visibilità e lo sport è certamente uno di questi. Altro esempio è il caso Bwin. Non avvezzo al mondo delle scommesse sportive potrebbe certamente essere una mancanza soltanto mia ma credo che la maglia del Milan abbia portato anche a questi signori un certo vantaggio.

Detto questo stare a parlare del vantaggio di visibilità che le sponsorizzazioni sportive portano ad un brand equivarrebbe a dire che la terra è rotonda…

L’aspetto su cui ragiono oggi è la tendenza di alcune aziende a far ruotare parte della propria comunicazione intorno a valori comuni con determinati sport o atleti al fine di incrementare la propria brand awareness. Non si tratta più di una semplice associazione di brand o della ricerca della massima visibilità. Si tratta della trasmissione di valori e della scelta di atleti che più di tutti sono rappresentativi di questi valori.

Avete sentito parlare di F.I.AT ovvero della Fabbrica Italiana Atleti? Si tratta di un team di atleti italiani che potremo seguire in tutto il percorso che li sta conducendo verso Pechino 2008. Notizie, curiosità, aneddoti, blog, sito internet www.fabbricaitalianaatleti.it e la possibilità di interagire con ognuno dei protagonisti di quest’avventura . Sport, competizione, tenacia, italianità. Sapete chi ha organizzato questa fantastica operazione? FIAT ovvero Fabbrica Italiana Automobili Torino.

Da tempo la casa torinese sta puntando tutto sul concetto di stile italiano, di qualità,  e di made in italy.

Chi è meglio rappresentativa di questi valori di una pattuglia di eccellenti atleti rigorosamente italiani in viaggio verso Pechino con l’obiettivo di fare incetta di medaglie olimpioniche nel più grande mercato in espansione del mondo?

 

Video di presentazione della Fabbrica Italiana Atleti